VARESE – È il giorno del saluto a Varese per Alfredo Ambrosetti. Oggi, martedì 9 settembre, la città dice addio al cavaliere del lavoro scomparso lo scorso sabato all’età di 94 anni. Una figura nota ben oltre i confini varesini, grazie al Forum di Cernobbio che ideò lui stesso nel 1975. In sua memoria una cerimonia carica di emozione e riconoscenza (nel video qui sotto le immagini e le voci del pomeriggio)
La camera ardente
Il momento del saluto è iniziato già a mezzogiorno, con l’apertura della camera ardente presso il Salone Estense in via Sacco. Tanti i varesini e non, dalla gente comune ai rappresentanti del mondo economico e istituzionale, che gli hanno voluto rendere omaggio, al termine di una vita di «tanto studio, tanto lavoro, tante innovazioni e grandi soddisfazioni», come si legge nel manifesto funebre affisso all’esterno di Palazzo Estense. All’interno del salone la bara attorniata da corone di rose bianche e vegliata da due Carabinieri in alta uniforme. Poco dopo le 15 il prevosto di Varese monsignor Gabriele Gioia ha impartito la benedizione al feretro. Il corteo funebre, aperto dalla moglie Lella, dai figli e dai nipoti di Ambrosetti, ha quindi iniziato ad attraversare il centro storico di Varese per raggiungere la basilica di San Vittore dove alle 15.30 sono state officiate le esequie. Tra i presenti il ministro Giancarlo Giorgetti, il senatore a vita Mario Monti oltre al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini e il sindaco di Varese Davide Galimberti che annuncia: «È stato un grande varesino, lo inseriremo nel famedio».
La cerimonia
La cerimonia funebre è iniziata dopo che il feretro è stato accolto dal suono dei violini all’ingresso in basilica con i ragazzi di Special Olympics ai lati dell’altare. Le esequie sono celebrate dall’arcivescovo Vincenzo Paglia insieme al prevosto mons. Gabriele Gioia e i suoi predecessori Luigi Panighetti e Gilberto Donnini e a don Giorgio Spada. Presenti anche i diaconi Giovanni Baggio e Giuseppe Bianchi.
Uomo prezioso e indimenticabile
«Da decenni invitava uomini e donne di ogni parte su come edificare un mondo più giusto e più bello. La storia dipende dalle nostre visioni e intelligenze. Alfredo lo ha fatto fino agli ultimi giorni, fino alla fine», ha detto monsignor Paglia durante l’omelia.
Il profeta del Noi
«Ricordo la sua voce di qualche settimana fa. In quell’occasione abbiamo parlato proprio della vita oltre la morte. Tutti noi abbiamo perso un uomo prezioso, una persona indimenticabile. Possiamo dire di avere incontrato un profeta, ossia un uomo che guardava avanti, che non si fermava all’immediato e non si arrendeva di fronte al presente», ha proseguito monsignore.
«Fin da quando da giovane andò negli Stati Uniti per affrontare il percorso universitario senza sapere l’inglese. Ha avuto visioni. In un mondo in cui ognuno è concentrato sulle sue cose Alfredo è stato il profeta del Noi. In una folla di Io è stato l’uomo del Noi. Ai figli diceva: “Usate il cervello così cambiate il mondo”. Ha sognato una società umana degna di questo nome, ha fondato il forum di Cernobbio negli anni degli attentati. Morendo in questi giorni con la sua ironia ha beffato anche la morte che lo ha accolto durante la 50esima edizione. Un uomo buono che ha saputo vedere e far vedere la via per edificare un mondo più giusto. A noi è data la responsabilità di continuare ad avere visioni. Lui l’ha avuta per la società e per lo sport».
Il ricordo della politica
Hai ispirato capitani di industria e politici
«Hai esercitato influenza sui capitani d’industria e i politici. L’hai esercitata là dove più conta: sulle loro menti, sulla loro competenza formandola e aggiornandola incessantemente. Sul loro senso di responsabilità richiamandoli al rispetto delle regole, della comunità, degli avversari, delle generazioni future, nell’azienda così come nel Paese», queste le parole di ricordo di Mario Monti (nella foto sotto). «Non sempre Alfredo ci è riuscito essendo il compito immane – ha proseguito il senatore a vita – ma posso testimoniare, avendo il privilegio di essergli vicino dal 1978, della sua grande influenza sulle classi dirigenti e via via sull’Italia, sull’Europa e oltre. Noi varesini siamo gente di frontiera, rispettiamo i confini là dove ci sono, ma preferiamo contribuire ad abbatterli. Tu Alfredo l’hai fatto, alla grande. Hai dato alle imprese italiane e alla politica italiana una maggiore consapevolezza del quadro internazionale. E hai dato ai leader industriali e politici degli altri paesi, anche nei momenti più bui, una conoscenza dell’Italia al di là degli stereotipi. E hai contribuito al crescente rispetto verso l’Italia. Hai insegnato tante cose con serietà e stile. Tu hai rappresentato per me e per tanti altri lo standard della perfezione nella sostanza e nella forma».
Un influencer di valori
«A 88 anni sei diventato influencer di valori per il progresso delle persone con l’associazione Per il progresso del paese. Con te il complesso diventava semplice e l’astratto diventava concreto. Detestavi la mediocrità e la banalità – ha ricordato la figlia Chiara – mi mancheranno le immancabili telefonate che ci facevi il giorno prima di un evento, curavi tutti i dettagli. Mi mancherà la tua mano che ho stretto fino all’altroieri. Nonostante tutti i tuoi impegni per noi ci sei sempre stato. Sei stato un mentore incredibile».
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addio varese alfredo ambrosetti – MALPENSA24


