VISTO&RIVISTO Forse troppo ingessato, ma comunque da vedere

mnchella visto rivisto
Denzel Washington

di Andrea Minchella

VISTO

HIGHEST 2 LOWEST, di Spike Lee (Stati Uniti 2025, 133 min., Apple Tv).

L’aspettativa era alta. Gli ingredienti c’erano tutti. Denzel Washington protagonista, ASAP Rocky, giovane cantante trapper di fama mondiale, l’antagonista, Spike Lee dietro la cinepresa, e un progetto che prende spunto da un film del gigantesco Akira Kurosawa. Per finire, Apple che produce e che, in materia di cinema, sembra non sbagliare un colpo (basta pensare al monumentale “Killers Of The Flower Moon” di Martin Scorsese). Il risultato? Credo al di sotto le aspettative. Un po’ come quando andavi a scuola e i professori, alla consegna delle pagelle, dicevano ai tuoi genitori:” E’ un bravo ragazzo. Le qualità le ha tutte. Deve solo impegnarsi di più”. Ecco, Spike Lee, forse, dovrebbe ritrovare quella magia che negli anni, come capita a molti grandi, svanisce a causa dei tempi che cambiano, di nuovi e rapidi strumenti di comunicazione, di stili drammaturgici in continua trasformazione in una società sempre più affamata di immagini e di contenuti.

Il film, da un punto di vista didattico, è ben fatto. Montaggio e sceneggiatura non presentano grandi sbavature. La corporatura di Denzel Washington riempie quasi completamente le inquadrature che Lee confeziona in un ritmo abbastanza serrato ma non perfettamente adatto alla storia. Ci sono troppi momenti rallentati in cui i dialoghi, pur ben scritti, non tengono il livello di tensione adeguatamente elevato. Molte sequenze dilatano l’azione in una sorta di commedia “black” dove tutti hanno un ruolo ben definito in una vicenda che si sviluppa senza sorprese né colpi di scena.

Le premesse, però, sembravano far pensare ad un “thriller” in cui nulla è come appare. In realtà i fatti sono ben chiari sin dall’inizio e ciò che sembra equivocabile viene svelato senza troppi indugi. Tutto questo indebolisce una costruzione equilibrata in cui tuttavia i momenti di forte emozione sono ridotti al minimo. Solo la mimica facciale di Denzel Washington riesce a rinvigorire un flusso drammaturgico troppo lineare e convenzionale. Un discreto film, se non fosse diretto da uno che quasi quarant’anni fa riscrisse le regole di un inedito modello di cinema in cui i neri potevano avere, finalmente, il giusto spazio per raccontarsi e per raccontare le loro vicende. “Fa La Cosa Giusta” rimane ad oggi una pietra miliare della cinematografia grezza e rude in cui le sofferenze di una comunità diventano epica essenziale di un’America piena di contraddizioni e di opportunità.

“Higest 2 Lowest” racconta di un potente ed affascinante produttore musicale David King (Re Davide) che si ritrova ad un bivio esistenziale: vendere la sua casa di produzione ad un colosso mondiale, rimanendo di fatto senza un lavoro e senza la possibilità di continuare a scovare talenti tra i giovani musicisti, o riscommettere tutto il suo patrimonio diventando l’unico proprietario della sua Stackin’Hits Records? A completare il quadro, il rapimento del figlio e un riscatto di 17 milioni di dollari, proprio la cifra che servirebbe a rilevare tutte le quote della casa discografica. La vicenda si complica quando King e la sua famiglia scoprono che ad essere stato rapito non è il figlio Trey ma il suo amico fraterno Kyle, figlio del collaboratore di King, Paul. Il dilemma sul da farsi è l’unico elemento intenso e drammaturgicamente potente che giustifica la visione del film. Ma anche questa fase non viene perfettamente elaborata a discapito di una leggerezza stilistica che indebolisce la tensione di una scelta tanto sofferta.

Apprezzabile, comunque, la rielaborazione di un film di Kurosawa in un’America contemporanea in cui la musica è il collante principale di una vicenda tanto drammatica quanto superficiale. Bravi gli attori che, però, sono limitati da una sceneggiatura appiattita allo stereotipo dei film di genere di qualche anno fa. Interessante il coinvolgimento di ASAP che rinfresca una colonna sonora bella ma forse troppo ingessata grazie a suoni e melodie attuali e contemporanee.

Vale comunque la pena guardare l’ultimo lavoro di Spike Lee per meglio capire quale può essere il percorso artistico di un autore che è stato in grado di tracciare una linea indelebile nell’universo sconfinato del Cinema con la C maiuscola.

***

RIVISTO

INSIDE MAN, di Spike Lee (Stati Uniti 2006, 129 min.).

Un “thriller” psicologico da manuale. Spike Lee si rinnova e sorprende con una pellicola adrenalinica in cui fino all’ultimo non sai il vero ruolo dei protagonisti. Un cast superlativo, in primis Denzel Washington, che sorregge una storia ben scritta e un ritmo serrato che rende “Inside Man” un film “evergreen” che non dimostra i suoi quasi vent’anni.

minchella visto rivisto – MALPENSA24
Visited 325 times, 1 visit(s) today