VARESE – Un voucher da 2 mila euro per tre anni ai professionisti della sanità – infermieri, tecnici di laboratorio, fisioterapisti- che scelgono di restare a lavorare in Italia. In particolare nelle strutture ospedaliere di confine, che sorgono all’interno di una fascia di prossimità di 2o chilometri. È questa l’iniziativa alla quale sta lavorando la Provincia di Varese. Ed è stato proprio il presidente Marco Magrini a spiegare l’opportunità. «Che – ha detto – non significa che l’attueremo, perché ci sono alcuni dettagli da approfondire. Quel che è certo è che Villa Recalcati sulla questione sta dialogando con la Regione».
Fermare la fuga dei sanitari
Fermare la fuga dei sanitari verso la Svizzera è uno dei temi sui quali il sistema sanitario regionale e le istituzioni stanno riflettendo per porre rimedio. La concorrenza elvetica in termini di stipendio è davvero un’occasione da non farsi sfuggire in questo momento. Con il risultato che le strutture ospedaliere della provincia di Varese (ma anche il sistema nazionale) vengono così depauperate da molte professioni sanitarie.
Un trend, quello dei sanitari che vanno a lavorare in Canton Ticino, che sta diventando preoccupante. «Ed è in quest’ottica che come Provincia stiamo ragionando su quali dispositivi mettere in campo». Del resto Camera di commercio di Varese ha fatto scuola con qualche settimana fa mettendo a disposizione un voucher a color che scelgono di venire ad abitare e lavorare nella nostra provincia.
«L’ente – continua Magrini – non ha competenze sanitarie. Però si occupa di politiche del lavoro. Ed è in questo contesto che il contributo potrebbe essere inserito. Non solo. L’erogazione del contributo sarà sotto forma di voucher e vincolato ad alleggerire le spese quali l’affitto, il nido dei figli o altre spese famigliari che dobbiamo ancora definire. Cioè non daremo un contributo di libera spesa. Infine, il contributo avrà la durata di 3 anni e sarà destinato alle strutture sanitarie entro i 20 chilometri di distanza dal confine». Ciò significa gli ospedali di Luino, Cittiglio, Varese e Tradate.
E il dialogo con Regione?
«Ho parlato di questa idea sia al governatore Attilio Fontana, che agli assessori Guido Bertolaso e Simona Tironi. E in loro ho trovato entusiasmo e disponibilità ad attuare il progetto. Non solo. L’idea, ed è qui che Regione può inserirsi, è di organizzare corsi di formazione che possano specializzare i sanitari in base alle necessità dei presidi. Mi spiego meglio: corsi che, ad esempio, possono formare figure sull’emergenza urgenza poi da inserire nelle varie piante organiche. L’obiettivo è quindi quello di fornire un percorso in grado di rendere attrattiva la permanenza nelle strutture sanitarie pubbliche della provincia di Varese».
