LEGNANO – “Riascoltando i pezzi dopo tutti questi anni si conferma che da quel groove, dai testi, dalle urla di rabbia del cantato emergeva tutta l’indignazione nei confronti della situazione di allora, mentre le tematiche affrontate rispecchiavano già ai tempi, con lungimiranza, ciò che sul piano sociale, politico e quotidiano viviamo ora nell’attualità: conflitti, corruzione, malapolitica, problematiche ambientali”. “On the road again”, “ancora sulla strada”, è il nuovo progetto discografico di Renato Franchi con la storica formazione The Kanzonaccio Band in uscita lunedì 22 settembre per Latlantide su tutte le piattaforme digitali. Il titolo dell’album riprende la metafora del viaggio presente anche nel titolo dell’autobiografia dell’artista “Lungo la strada – Anni di vita e di musica”, recentemente pubblicata da Macchione Editore, ma essenzialmente si riferisce all’omonima canzone scritta negli anni Novanta e “ritrovata”, con altre otto tracce, tra le registrazioni dei concerti live di quel periodo.
Rock in presa diretta, alcuni brani sono di “Ballate senza tempo”
Si tratta di brani mai incisi su disco ma presenti, in parte, in “Ballate senza tempo”, una pen drive Usb uscita qualche anno fa in edizione limitata e contenente più di 200 canzoni in formato mp3, filmati e immagini che ripercorrono la carriera di Franchi dagli esordi ai giorni nostri. La Kanzonaccio Band, nel suo percorso venticinquennale iniziato nel lontano 1975-76 (ricorrono, pertanto, i cinquant’anni dalla sua fondazione) ha realizzato solo due album, “Canzonaccio” (1985) e “Quando la guerra finirà” (1994), ma immenso era il suo repertorio, tra brani originali e riproposizioni del rock d’autore e del canto popolare, e con migliaia di esibizioni dal vivo in Italia e in Europa.
“On the road again” si compone di nove tracce (otto inediti più una cover dei Gang, “Ombre rosse”) con una notevole impronta rock, dove le chitarre svolgono un ruolo da protagoniste, e rappresenta un periodo molto denso di idee e creatività per Franchi e i suoi musicisti. Le canzoni sono state registrate dal vivo, in presa diretta, con grande professionalità da parte dei fonici di allora, il che ne ha reso oggi possibile il recupero e la riedizione attraverso un minimo processo di remix e remastering, che ha mantenuto le sonorità originali.
Brecht, Sindona, il Che e la speranza di un futuro migliore
“War song”, suite antimilitarista con citazioni brechtiane, e “L’americano”, che narra le malefatte del banchiere e faccendiere Michele Sindona, risalgono agli anni Ottanta con l’ensemble al completo: Renato Franchi a voce e chitarre, Giorgio Restelli al basso, Gianni Colombo al pianoforte e organo Hammond, Guido Del Pero alla chitarra, Antonio Guzzetti alle tastiere, Mauro Cova alla tromba, Gianni Binaghi e Massimo Restelli ai sassofoni, Vittorio Caccia alla batteria. Le altre tracce sono invece della fine degli anni Novanta, con una formazione di quattro elementi dal grande impatto rock e una potenza live dovuta all’eclettica versatilità e padronanza strumentale di Restelli al basso, Max Piro alle chitarre e Antonio Vigliano alla batteria, con Franchi sempre alla voce, alle chitarre e alla scrittura dei brani.
L’album si apre con la title track, con la complessità di un arrangiamento prevalentemente strumentale e il ruolo virtuoso della chitarra elettrica a dare forza a un’invettiva contro il dilagare di figure che si affacciano subdolamente sulla scena pubblica, riempiendola di nulla e di arroganza: “Una triste condizione, che purtroppo oggi è diventata normalità e mediocrità a tutti i livelli”. “Wonderful world”, scritta con l’amico poeta Roberto Molinari, rende omaggio a un caro compagno di lotte recentemente scomparso ma è anche un pezzo “profetico”, che con il suo ironico titolo affronta i temi dell’Antropocene e del Capitalocene (termini sconosciuti all’epoca in cui era stato composto), dello sviluppo dissennato delle risorse del pianeta e del conseguente cambiamento climatico.
A fianco di brani scritti con la speranza – a tratti, forse, ingenua – di un futuro migliore come “Siamo in tanti” e “La tua strada”, che vogliono essere esortazioni all’impegno, alla partecipazione democratica e a essere sempre se stessi di fronte alle difficoltà della vita, troviamo “Allora dammi”, un pezzo atipico per la band per il semplice fatto di essere una canzone d’amore. Anche “Il comandante” nasce dalla collaborazione con Molinari e, in largo anticipo sui tempi di “Buena Vista Social Club”, bellissima avventura cubana di Wim Wenders e Ry Cooder, è un tributo alle sonorità dell’America Latina per raccontare la figura eroica e leggendaria del “Che”, rievocare le lotte di liberazione contro l’imperialismo americano e non dimenticare le centinaia di vittime torturate e ammazzate dalle giunte militari in Cile, in Argentina e in altri Paesi del Sudamerica.
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