Mondiale ciclismo: Pogacar, un’umiliazione che lascia il segno

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Tadej Pogacar
Un’umiliazione. Nel ciclismo si possono trovare mille parole per descrivere una sconfitta, ma ci sono due situazioni che non lasciano spazio a poesie o chiacchiere. Vale solo “umiliazione” ed è forse più pesante di un k.o. nella boxe.
Una delle due situazioni è quando, in pista, un quartetto viene ripreso. L’altra è simile e riguarda i big nelle cronometro. Tra comprimari, magari che hanno come unico obiettivo portare la bici al traguardo, essere ripresi o meno non ha molta importanza. La situazione cambia completamente tra i campioni, tra coloro che puntano alla vittoria. Per loro essere sorpassati, a livello morale, è molto peggio che arrivare a 10 minuti in una tappa.

E questo è quello che è successo al Mondiale a cronometro in Ruanda. Erano le 16.44 cote de Kimihurura, in ciottolato. Pogacar, in maglia verde della Slovenia, arranca scomposto e lento. Da dietro arriva come un missile un casco dorato che fila a quasi 59 orari. È Remco Evenepoel.  Alla vigilia sembrava che per la maglia iridata fosse un loro mano a mano. Invece la differenza è abissale e va oltre i 2’37” indicati dal cronometro: il belga vola verso il terzo trionfo consecutivo, Pogacar resta persino giù da podio. Una sconfitta tremenda, devastante, di quelle che spesso segnano una carriera.

Sarebbe interessante scoprire le vere cause di una debacle così pesante. Ma trovare la verità nel ciclismo è una missione quasi impossibile visto che molti di quelli che lo comandano mentono e imbrogliano da sempre.

Il corridore, dopo il traguardo, ha parlato di qualche malanno prima delle gare in Canada. Può essere.  Però restano anche delle sensazioni e queste mi fanno dire che già nella terza settimana del Tour de France (comunque dominato) Pogacar avesse qualcosa di diverso. Che fosse meno fenomeno. Stress, stanchezza, logorio… boh. Poi è arrivata la rinuncia di Tadej alla Vuelta. Sensazioni strane rafforzate anche dal parere di alcuni grandissimi esperti. Qualcosa sembra essersi inceppato in questa macchina da vittorie (e soldi).
Certo, domenica c’è la più prestigiosa prova in linea e Pogacar potrebbe anche prendersi la rivincita. Potrebbe vincere. Ma lo sloveno ci arriverà con qualche dubbio in più, probabilmente si sentirà più rabbioso, ma meno sicuro. Meno gatto col topo. E comunque andrà a finire Pogacar questa batosta non la dimenticherà in una settimanaDel resto Eddy Merckx, a cui troppe volte Pogacar è stato paragonato, non è mai stato ripreso in una crono. Neppure a fine carriera, neppure nei momenti più bui. Non ha mai subito l’onta di vedersi sorpassare neppure Felice Gimondi, il grande rivale del Cannibale.
Nel ciclismo purtroppo troppo spesso la gente si diverte a fare paragoni tra corridori di epoche diverse. Ma sono paragoni impossibili. Però ora sarebbe il caso, almeno per un po di tempo, di non nominare il nome di Eddy invano.
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