“Non voglio che gli uomini e le donne di Pontida vengano sostituiti da quattro ‘mao-mao’ con la barba lunga o da donne che vanno in giro con un sacco della spazzatura addosso”. Se non si fosse sentita domenica scorsa dal palco del raduno leghista sul Sacro Pratone della Bergamasca penseremmo a una iperbole del mitico Mario Borghezio, “bombarolo verbale” della Lega delle origini, quando comandava Umberto Bossi e lui, Borghezio, ne sparava mille al giorno. Invece è una delle “massime” che vanno per la maggiore nella nuova Lega di Matteo Salvini e Roberto Vannacci. L’ha pronunciata Silvia Sardone, vice segretaria del movimento, militante in cima al folto gruppo dei pasdaran salviniani che hanno alzato il livello dell’azione politica, quanto meno a parole.
I ‘mao-mao’ della Sardone sono tra i nemici da combattere e, eventualmente, da abbattere con la remigrazione, nuova suggestione ideologica che tra i leghisti, una volta duri e puri, oggi più che altro duri, gira come un mantra. In sintesi: tutti a casa gli immigrati. Rimarca Vannacci: “Lo straniero ruba e stupra. Non ci rassegneremo mai alla società meticcia”. Il politicamente corretto non esiste più, se mai è esistito, nella Lega. Pontida 2025 ne è la conferma.
Isabella Tovaglieri, eurodeputata come la Sardone (le due, a quanto sembra, non si sono mai “prese bene”), saltella a molla in un post al grido di “Remigrazione salva la nazione” e, ancora, “Chi non salta comunista è”. Isabella di battaglia. Che a maggio, al Remigration Summit di Gallarate si rivolse ai giornalisti che la intervistavano reclamando la primogenitura del termine remigration.
La Lega che va a destra che più a destra non si può non sembra entusiasmare gli storici colonnelli come Giancarlo Giorgetti, Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Massimiliano Romeo: abbozzano e, possiamo pensare, non li vedremo mai unirsi al coro di chi, sempre domenica a Pontida, cantava: “Erutta Vesuvio, tutta Napoli è distrutta”. Un ritorno implicito alla secessione del Senatur? O al Salvini che a una festa del partito, alcuni anni fa, intonava: “Senti che puzza, scappano anche i cani, arrivano i napoletani”. Nel frattempo è proprio il segretario federale che briga per realizzare il Ponte sullo Stretto, con lo scopo di favorire il Sud. Chi ci capisce è bravo.
O magari non c’è granché da capire: la Lega è questa, ha realizzato che per restare a galla elettoralmente deve alzare il livello della propaganda, estremizzarsi e colpire l’immaginario collettivo con slogan e proposte tipo “non passa lo straniero” e “prima di tutto la sicurezza”. Temi attorno ai quali si muove con un’intensa attività social Andrea Cassani, primo cittadino di Gallarate e segretario provinciale leghista a Varese, al quale la sinistra fa venire l’orticaria. Un’ alluvione di post che vanno a segno. Che agitano il popolo che oggi, come dal 1990, corre a Pontida per abbeverarsi al verbo dei suoi capi.
Da allora è cambiata parecchio l’azione politica, meno il linguaggio. Anzi, si è evoluto, si è incattivito, fa leva sulle paure della società, tiene botta in un contesto politico che, nel nostro Paese ma non solo, vira a destra e si radicalizza. Differenze tra ieri e oggi? Boh, anni fa a Pontida c’erano i leghsti che inneggiavano all’Alberto da Giussano e applaudivano Borghezio che, se non altro, nelle sue “avvelenate ramanzine” usava correttamente i congiuntivi; oggi sul pratone compaiono magliette con un doppio strafalcione “chi la duro, l’ha vince”. Ma di sicuro è una provocazione, un modo di dire: “Noi siamo diversi”.

