Remigration Summit, l’inchiesta di FanPage riaccende lo scontro a Gallarate

Gallarate remigration summit fanpage

GALLARATE – «E’ un miracolo che lo abbiamo fatto, se non ci fosse stato il sindaco di Gallarate a dare l’ok qua non si faceva un c..». Sono le parole di Massimiliano Ferrari, storico esponente varesino della Lega, a riaccendere il dibattito sul Remigration Summit, il convegno che lo scorso 17 maggio ha riunito remigration summit gallarate malpensa24 saluti. Per il Pd «arriva la conferma definitiva: il Remigration Summit a Gallarate si è tenuto perché il sindaco Andrea Cassani lo ha voluto», si legge in una nota diramata dalla segretaria cittadina Anna Zambon. Ma il primo cittadino non si schioda dalla posizione ufficiale tenuta in consiglio comunale lo scorso 4 giugno: «L’allora gestore del teatro poteva scegliere liberamente a chi affittare o negare la sala, come evidente dal contratto di concessione». 

L’inchiesta di Fanpage 

Il ReSum torna d’attualità in città dopo l’inchiesta di Fanpage, pubblicata lo scorso 4 ottobre, e in particolare per le voci dei leghisti captate dal giornalista sotto copertura all’interno della sala durante lo svolgimento dell’evento.

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Per il Pd  «Non ci sono più dubbi, né spazio per interpretazioni». E spiega: «Il video testimonia come Cassani sia stato determinato a concedere spazi pubblici a chi promuove un’agenda legata all’estrema destra, minimizzando il tutto con la definizione di “bravi ragazzi”. Lo dicevamo da mesi, ora è evidente: senza il suo via libera, questo evento non sarebbe potuto avvenire nella nostra città. Durante il consiglio comunale del 4 giugno convocato da noi ha continuato a minimizzare l’accaduto appellandosi unicamente alla libertà di parola. Ma la sua è stata una scelta politica grave, inaccettabile per chi dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e tutelare i valori democratici». 

Lo scambio di mail 

Andrea Cassani ribadisce invece la posizione espressa in aula, quando spiegò che la richiesta è arrivata «non all’ente» la domenica precedente all’evento e che gli allora gestori, «non volendo prendere decisioni autonome», lo hanno informato. Ma ciò, sottolineò in consiglio comunale, non significa affatto che sia stato lui a dare il via libera: «Non sarebbe mia facoltà approvare o negare, il concessionario ha la concessione esclusiva della sala». Di fatto hanno ritenuto opportuno conoscere l’opinione della proprietà della sala prima di dare la disponibilità ma non hanno ricevuto alcun tipo di veto, che non sarebbe stato comunque vincolante e che il sindaco non ha comunque ritenuto opportuno. Così Cassani scrisse al concessionario circa una settimana prima del Remigration Summit: «Da quello che ho letto […] si tratta di un evento privato e, pur trattando tematiche anche potenzialmente non condivisibili, lo fa in modo costituzionalmente assentito. Quindi, non so come potremmo negare a una associazione (o a dei partiti) di poter pagare una sala per dibattere civilmente di tematiche politiche». 

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