VARESE – Una Tre Valli da spellarsi le mani merita la vetrina della domenica. Copione perfetto per la corsa ciclistica che ha superato abbondantemente il secolo di vita e che, anche quest’anno ha “cucito” un’intera provincia. Nella gioia e nel dolore, ovvero nella grande passione del pubblico e nella polemica di chi ha trovato strade chiuse al traffico e deviazioni impossibili per raggiungere il posto di lavoro.
Il popolo si divide
Diciamolo subito: a ogni evento, grande o piccolo che sia, il popolo si divide tra chi apprezza e chi storce il naso per disagi, traffico, auto bloccate nel cortile di casa propria. Insomma, tutti vorrebbero una città (Varese, Busto, Gallarate, ma anche il piccolo comune) più viva, ma “non a casa propria”.
E allora inziamo dalle note dolenti. E da Busto, città dalla quale sono partite la Tre Valli Woman e la Tre Valli “di Tadej Pogacar”. Il doppio evento ha di fatto “tagliato” in due la città. Con code in entrata e in uscita. E con il refrain: «Bello lo sport, bella la Tre Valli, ma perché non correre al sabato o alla domenica?». Un quesito che ha accompagnato il biscione colorato del gruppone che ha attraversato, puntando verso Nord, l’intera provincia di Varese. Code e disagi anche nella Città Giardino, dove, per fortuna, le scuole sono state chiuse (ma questo accade di routine).
In più occorre aggiungere che la Tre Valli, da qualche anno è diventata grande davvero. Basti pensare ai numeri della Gran Fondo, con 3 mila e 500 appassionati alla partenza. Si è corsa domenica 5 ottobre. E non è mancato “il cinema”. Emblematico il racconto di chi è per raggiungere il centro città ha percorso, in auto, una distanza da gara.
Nemmeno Google maps
Pubblichiamo qui uno stralcio del cittadino “girovago”, che nemmeno Google maps è riuscito a salvare.
Sono uscito in mattinata dall’autostrada per raggiungere via Crispi e ho vissuto un’esperienza a dir poco allucinate: non ho potuto raggiungere quella via e la mia abitazione da nessun percorso perché arrivato in Piazzale della Libertà ho trovato chiuse le vie XXV Aprile e Campigli, è stato giocoforza dirigermi verso il lago per poter risalire, pensavo, da un’altra parte.
Non ho immaginato che la stessa cosa l’avrebbero fatta in tanti e così ripercorrendo Via Ghiringhelli e imboccando via Daverio e poi via Dezza, dove già si era formata una fila interminabile di macchine, sono arrivato sempre in coda e con gente che faceva inversioni di marcia, in via Giovanni macchi con un serpentone di auto ferme giù, giù fino alla provinciale anch’essa completamente intasata in direzione volo a vela; un ultimo tentativo per risalire verso Varese da via Valle Luna, ma anch’essa veniva chiusa proprio in quel momento.
Calendario intasato
Ora però proviamo ad alzare e allargare lo sguardo (che, diciamolo, merita rispetto) da ciò che si vede stando in coda in attesa che “evapori” l’evento. E qui non possiamo che parlare di una macchina organizzativa che ha messo in campo un grande sforzo e altrettanta capacità logistica. Perché la stadera è una bilancia a due bracci. E sull’altro piatto bisogna mettere: la visibilità del territorio su scala internazionale con la diretta TV e le ricadute economiche (altrimenti è inutile continuare a parlare di turismo e promozione del territorio come volano del Varesotto); la narrazione di una provincia che è terra di ciclismo (se a queste latitudini sono nati campioni, anche la storia sportiva merita rispetto e qualche sacrificio). Un lavoro enorme che, lo comprendiamo, non sfiora chi sta in coda, ma che c’è e di cui bisogna prendere atto e riconoscerne i meriti.
Vetrina domenicale
Poi siamo d’accordo. Una corsa come la Tre Valli merita la vetrina della domenica. Forse lungo le strade e nelle città di partenza e arrivo ci sarebbe il doppio o il triplo della gente. Soprattutto se sei bravo (come lo è stata la Binda) a portare qui il campionissimo Tadej Pogacar, uno che dà spettacolo non all’ultimo chilometro, ma anche nel momento in cui una gara, senza di lui, sonnecchia. E qui le responsabilità non sono certo locali. Le date non le stabiliscono né la Binda, né i sindaci delle città e neppure l’intera macchina organizzativa. Quello del calendario intasato è e resta un problema: forse ci sono più gare che giorni di festa. E se chi può non riuscirà magari a trovare una soluzione o una rotazione di anno in anno, il popolo andrà avanti a dividersi. Per un giorno. E domani, tutti in coda, perché anche senza la Tre Valli non è che le nostre strade siano deserte e scorrevoli.
