RESCALDINA – Dopo quasi quattro anni di lavoro, contrae un tumore e l’azienda le dà il benservito. È quando successo in un’azienda di Rescaldina, la Recuperator Spa, che conta più di 80 dipendenti, produce scambiatori di calore e fa parte del gruppo Carel che l’ha acquistata nel 2018. Tale gruppo si è dato un codice etico che dovrebbe uniformare i comportamenti di tutte le aziende. Appena dieci giorni fa il premio Italy’s Best Employers 2026, promosso dalla piattaforma di dati di mercato e di consumo Statista in collaborazione con il Corriere della Sera, ha inserito Carel fra le aziende più apprezzate del Paese per il benessere di chi ci lavora.
Contratto a tempo indeterminato
A denunciare l’accaduto – e a ironizzare sul premio conferito al gruppo cui appartiene l’azienda rescaldinese – è la Cgil territoriale. «Recuperator, come molte aziende, oltre a dipendenti diretti utilizza anche lavoratori in somministrazione – racconta il caso Giorgio Ortolani, coordinatore Nidil-Cgil Ticino Olona – Rosaria Ferro, 55 anni, separata e che vive con il figlio di 18 anni, è una di questi. È stata assunta da un’agenzia per il lavoro (Humana) e inviata, all’inizio del 2022, in missione alla Recuperator di Rescaldina. L’azienda ha giudicato positivo il suo inserimento e dopo un anno ha chiesto all’agenzia di trasformare il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. All’inizio di quest’anno, però, la lavoratrice scopre di avere un carcinoma al seno, viene operata ed effettua la radioterapia come da protocollo. Dopo un periodo di convalescenza, rientra in azienda dove viene sottoposta a visita dal medico competente che la ritiene idonea al lavoro con limitazioni. In giugno l’Inps certifica che possa fruire di due ore giornaliere di permesso per la patologia fino a giugno 2026».
La signora Ferro, quindi, riprende regolarmente a lavorare limitando la prestazione a 6 ore al giorno. Il mese scorso l’agenzia per il lavoro da cui dipende le comunica che, per mancanza di lavoro, la Recuperator le farà scadere la missione il prossimo 4 novembre, 46 mesi dopo aver varcato per la prima volta il cancello dell’azienda.
Intanto l’azienda ne ha assunti altri 6
«Come Nidil del Ticino Olona abbiamo interpellato l’agenzia per il lavoro e la responsabile ci dice che si tratta di una scelta insindacabile dell’azienda utilizzatrice che sostiene avere un calo di lavoro – spiega Ortolani – La realtà è che dopo aver comunicato l’intenzione di “licenziare” la signora, la Recuperator ha proceduto all’assunzione di sei persone di cui tre nel settore dove lavorava lei. Abbiamo incontrato l’azienda contestando la decisione che sembrava finalizzata ad eliminare una lavoratrice per il solo fatto che aveva contratto una malattia che ne aveva temporaneamente ridotto le capacità lavorative, per assumere altri lavoratori. L’azienda ci ha ribadito che è sua facoltà concludere le missioni con qualsiasi lavoratore somministrato senza dover fornire alcuna motivazione. Se la lavoratrice fosse stata dipendente diretta, l’azienda non avrebbe potuto effettuare un licenziamento senza indicare e dimostrare o una giusta causa (che in questo caso non c’è) o un giustificato motivo oggettivo (in questo caso il calo di produzione contrasta con l’assunzione di altro personale)».

L’azienda non avrebbe potuto procedere nemmeno al licenziamento per inidoneità, in quanto il medico competente ha certificato l’idoneità al lavoro, e nel caso la lavoratrice fosse stata inidonea alla mansione avrebbe dovuto dimostrare che non vi era altra attività cui adibirla. «Per la signora Ferro, come per tutti i lavoratori somministrati, però tali tutele non sono valide: possono essere lasciati a casa dall’azienda utilizzatrice da un giorno all’altro, senza alcun motivo» lamenta il sindacalista, che ricorda come siano quasi 80 mila (78.788) i lavoratori somministrati impiegati nelle province di Milano e di Monza (dati Ebitemp 2024, vedi la tabella sopra), la metà di tutti quelli lombardi e il 16% dei lavoratori somministrati a livello nazionale.
Ortolani: «Violato il codice etico del gruppo»
«Lavoratori usa e getta, come oggi sta capitando a Rosaria Ferro. Per questo, con l’assenso della lavoratrice, abbiamo deciso di rendere nota la sua vicenda; di chiedere al comitato etico del Gruppo Carel quale sia la corrispondenza di una tale azione con i princìpi che uniformano il proprio codice etico; di sollecitare l’assessore alle pari opportunità di Regione Lombardia a verificare la correttezza di un comportamento aziendale che penalizza una donna lavoratrice per il solo fatto di essere una lavoratrice somministrata reduce da un tumore. Il tutto nella speranza che l’azienda torni sui suoi passi e revochi la fine missione che scatterà il 4 novembre. Come Nidil-Cgil – conclude Ortolani – faremo quanto in nostro potere perché tale provvedimento venga ritirato».
Contattate da Malpensa24 sul caso, reso noto dal sindacato nella mattina di oggi, lunedì 20 ottobre, né Recuperator Spa né il Gruppo Carel hanno finora replicato; qualora lo facessero, ospiteremo anche il loro punto di vista sulla vicenda.
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