BUSTO ARSIZIO – Un murale per l’inclusione e la rinascita di un luogo da troppo tempo “terra di nessuno” sfregiato e rovinato con la scritta “Remigrazione” e una croce celtica. «Siete solo delle m*r*e» per definire gli ignoti autori dell’imbrattamento non usano mezzi termini i volontari dell’associazione Liberi di Crescere, protagonisti con i loro ragazzi con disabilità dell’iniziativa di street art che ha ridato colore e speranza alla parete della “Buca” di via Salgari, decorata lo scorso 7 settembre con un bellissimo murale grazie alla collaborazione dell’artista internazionale NSN997, arrivato da Madrid.
La denuncia
«Una parola che sa di odio, che divide, che ferisce». Così Liberi di Crescere denuncia l’episodio con un post sui social, riferendosi alla parola “Remigrazione” che ha sfregiato il murale realizzato appena un mese e mezzo fa nell’anfiteatro dell’ex tensostruttura di via Salgari al Redentore. «Scriverla sopra un’opera nata per unire è un gesto vile, che colpisce non solo noi, ma i valori più semplici e veri del vivere insieme». L’associazione però non ci sta e vuole reagire, a modo suo: «Sistemeremo quel murales e lo faremo insieme ai nostri ragazzi – la promessa – perché l’inclusione non si cancella con una bomboletta».
Il post di Liberi di Crescere
SIETE SOLO DELLE M*R*E!😡
Durante l’evento del 7 settembre, con il lavoro di tanti bambini, ragazzi, volontari, e soprattutto grazie alla generosità di un artista internazionale, avevamo dato vita a un murales che parlava di inclusione, accoglienza e bellezza condivisa.
Un muro che raccontava l’impegno, la fatica e la gioia di una comunità che sceglie ogni giorno di stare dalla parte giusta, in quei luoghi che sono “terra di nessuno”.
Oggi quel muro è stato sfregiato con una parola vergognosa: “remigrazione”.
Una parola che sa di odio, che divide, che ferisce.
Scriverla sopra un’opera nata per unire è un gesto vile, che colpisce non solo noi, ma i valori più semplici e veri del vivere insieme.
Ma non ci pieghiamo.
Non risponderemo con rabbia, ma con ancora più colore, ancora più vita, ancora più coraggio.
Come associazione, sistemeremo quel murales e lo faremo insieme ai nostri ragazzi, perché l’inclusione non si cancella con una bomboletta.
Perché dove qualcuno vede muri, noi continueremo a costruire ponti.
E chiediamo all’Amministrazione Comunale e a tutta la cittadinanza di Busto Arsizio di unirsi a noi:
non solo per condannare questo gesto, ma per affermare, insieme, che la nostra città non accetta l’odio, non accetta la paura, non accetta la violenza dei simboli e delle parole.
Busto è e deve restare una città che accoglie, che ascolta, che costruisce.
E noi saremo sempre lì, a ricordarlo, con i colori dei nostri ragazzi.
Busto, molto più di una cena in piazza: nella “Buca” di via Salgari un evento per rinascere
