Il sindaco di New York, i sindaci che sogniamo

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Zohran Mamdani, primo sindaco musulmano di New York

L’elezione di Zohran Mamdani, 34 enne di religione musulmana, a sindaco di New York rimanda al chiacchiericcio che, dalle parti varesine, tiene accese le aspettative per il rinnovo amministrativo del 2027, quando andranno alle urne Varese, Busto Arsizio e Gallarate, cioè tra meno di due anni. Un parlare e uno straparlare in largo anticipo sulle candidature possibili, impossibili o probabili che potrebbero contendersi i municipi delle tre città più importanti del nostro territorio.

Noi giornalisti ci mettiamo del nostro per alimentare il bla bla attorno al toto sindaco, ma la politica, non solo quella locale, ci fornisce parecchi spunti per titolare a tutta pagina, come si diceva una volta, su pretendenti, endorsement, primogeniture, pretese, contatti e contratti politici, spartizioni, autocandidature e chi più ne ha più ne metta. Una fornitura di notizie senza precedenti sul tema, a volte aria fritta, altre volte mezze verità per vedere l’effetto che fa, altre ancora nomi e scenari che potrebbero anche rivelarsi indovinati. Ma da qui all’apertura delle urne ne dovrà ancora passare di acqua sotto i ponti: in politica, due anni rappresentano un’era geologica. Figurarsi quanto e cosa può mutare fino a quel momento.

Per ora è soprattutto il centrodestra a tenere banco. Nella coalizione c’è chi ha già segnato il territorio, con specifica indicazione su Busto Arsizio (candidato leghista) e Gallarate (candidato di Fratelli d’Itala). Varese dovrebbe essere assegnata a un esponente di Forza Italia o, comunque, dell’area moderata. Credibile? Ma sì, abbastanza. Ma siamo sempre sul versante delle supposizioni, benché ci sia chi si sta già dando da fare a testa bassa, a “cuu biot”, come diceva un vecchio socialista della Prima Repubblica quando, in tempo elettorale, doveva caricare le truppe. Un da farsi che presuppone sgambetti, sgarbi e pugnalate alle spalle all’interno degli stessi partiti nel tentativo di delegittimare possibili contendenti/avversari allo stesso ruolo.

Una pratica dove eccelle la Lega di Busto Arsizio, ma dalla quale non sono esentati gli altri partiti in tutte le località. Un rimestare a tutto tondo che, se visto da fuori, un po’ diverte e un po’ certifica le difficoltà dell’attuale politichetta priva di vere leadership capaci di tenere la barra dritta e zittire chi canta fuori dal coro e traligna. Tanto più in una situazione di contenziosi personali che verrà risolta all’ultimo momento e per decisioni calate dall’alto, cioè dalle segreterie regionali se non, addirittura, nazionali. Magari con la discesa in campo di facce nuove che, come per Mamdani a New York, permettano di sparigliare rispetto ai tradizionali modelli politici, che hanno in spregio il merito e premiano altri parametri che di solito non garantiscono affidabilità amministrativa ma il soddisfacimento di velleità dei singoli o di circoscritti gruppi.

Certo, da noi non capiterà un candidato sindaco di matrice musulmana (non siamo pronti, né sarebbe sostenibile); è però auspicabile qualcuno che esca dal deja vu e ci proietti verso un nuovo futuro amministrativo, meno farraginoso, litigioso e poco credibile dell’attuale presente. Utopia? Chissà. Nel frattempo, in attesa della novità, la gente non va nemmeno più a votare.

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