Fu Rino Formica, socialistone della Prima Repubblica, a coniare, tra le altre, la locuzione dei “nani e ballerine” che popolavano il mondo politico di quegli anni. L’espressione è senza tempo: valeva allora, vale oggi. E’ un’offesa? A essere offesi dovremmo essere noi cittadini, spettatori incolpevoli di rappresentazioni per nulla edificanti “recitate” dai politici di oggi, alla ricerca d’autore e, lasciatecelo dire, spesso inconsapevoli del ruolo che occupano e di cosa vanno a fare. Una volta, perlomeno, la recita aveva un senso politico. E non si dica, per favore, che siamo qualunquisti.
Guardate questa storia della Bersagliera, la vannacciana, meglio, l’ex vannacciana varesina Stefania Bardelli: si era iscritta anema e core al movimento del Generale, per poi, all’improvviso, ma neanche tanto, sbattere la porta per non meglio precisate motivazioni. Le quali, a dire il vero, non sono così importanti rispetto a un innamoramento (politico) subitaneo, fulmineo come certi innamoramenti veri, ma caduco, senza i presupposti per stare in piedi. Soprattutto quando si vuole strafare (“Maiora viribus audere“, osare più delle proprie forze: motto militare) e non si possiede l’autorevolezza per parare i colpi. Che, a Varese, per l’associazione fondata dalla Bersagliera, sono arrivati in primis dalla Lega, da chi se no?
Una Lega, nata proprio sotto il Bernascone, mai propensa a virare sul vannaccismo spinto proposto dalla Bardelli. Figurarsi: avrebbe voluto persino presentare un proprio candidato alle amministrative. In nome di chi, se non del Generale che, piccolo particolare, è anche vice segretario di Salvini. Zac, è scattata la trappola: un altolà esplicito ai vannacciani desiderosi di sostituirsi ai leghisti nella terra da dove tutto è cominciato. E il Generale s’è adeguato, ha dovuto adeguarsi sacrificando la Bersagliera.
A un certo punto, Stefania Bardelli si è affiancata al comunista diventato sovranista Marco Rizzo, sponsorizzando un suo libro in quel di Brinzio. Rizzo? Qualcuno ha pensato a uno scherzo, ma era (è) tutto vero. Qualcun altro, da dietro le quinte leghiste, le ha fatto capire, magari con modi bruschi, che non era cosa. Lei ha subito diffuso una reprimenda via social, avvisando qualche giornalone nazionale della decisione di abbandonare, per spiegare perché si ritiene tradita da Vannacci. E con lei le decine di esponenti dell’associazione che aveva fondato in nome e per conto del Generale e per onorare Angelo Vidoletti, quello sì un vero bersagliere/eroe, al quale è intitolato il gruppo.
A essere sinceri, a un certo punto, avevamo creduto persino noi che Stefania Bardelli stesse operando per davvero, con sommo disagio leghista. Dimenticandoci che la sua attività pubblica passa da repentini cambiamenti di casacca, da Italia Viva ai Cinque Stelle, dal partito di Librandi alla stessa Lega, una girandola che, dopo Vannacci, va a parare nel “nuovo” Marco Rizzo. Da perderci la testa. Con una lezione che vale per tutti: la politica bisogna saperla fare. E per saperla fare “bisogna studiare”, non ci si può improvvisare.
Sappiamo invece come vanno le cose ai nostri giorni, quanti e quali sono i parvenu nei consigli comunali, nelle giunte e, purtroppo, in parlamento. La storia della Bersagliera è paradigmatica, è la punta dell’iceberg della politica nazionalpopolare, quella che si vede e che, a volte, per gli eccessi di zelo, frantuma le carriere. Accompagnata dal Flik Flok ritmato dei fanti piumati a passo di corsa, Stefania Bardelli esce di scena. Per ora, perché prima o poi la ritroveremo accasata chissà dove, pronta come sempre a recitare.
Varese, Stefania Bardelli lascia Vannacci: «Il generale mi ha delusa»
