Vannacci, il fascismo, Zaia

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Il "doge" Luca Zaia e il generale Roberto Vannacci

di Massimo Lodi

Giusto piantarla con l’evocare fascismo da tutte le parti, allo scopo di stucchevole polemica contemporanea della sinistra verso la destra. Però, attenti e poi marsch, filare dritto, quando ci s’impanca a improvvisati storici del nero periodo senza saperne un granché, a giudicare dai concetti espressi: roba da foglio bianco-nulla. Perché allora si compie l’operazione contraria. Vien riabilitato ciò che non può/non deve esserlo, il fascismo appunto. Sulle cui ceneri è nata la Repubblica italiana, all’insegna di democrazia, libertà, giustizia, pace. È il nostro patrimonio, guai a caricarlo di patrimoniali pseudo-sdottoreggianti, la tassa sulla non conoscenza di ciò che dev’essere conosciuto.

Chi gliel’ha fatto fare a Vannacci di dichiarare l’indichiarabile? Mah, si sospetta una folgore improvvisa. Intanto, a macerie intellettuali fumanti, resta sicuro che: 1) Mussolini, retour da lunga scia di violenze, marciò senza ostacoli su Roma solo a causa dell’assurda paura del Re -il mediocre che chiuse la sua avventura scappando dall’Italia- d’una fantasiosa rivoluzione bolscevica. E: 2) l’appoggio delle forze liberali, popolari, democratico sociali ebbe tentennante durata d’un paio d’anni scarsi, essendo poi voltasi la maggioranza ducesca in regime. E: 3) la dominazione si consolidò tramite le leggi chiamate appunto fascistissime del ’25, con tanti saluti ai diritti dell’opposizione. Idem tanti lutti, a cominciare da Matteotti e Gobetti, quindi Gramsci, Amendola, i Rosselli eccetera. E: 4) il Parlamento approvò sì, nell’arco di numerosi anni, un sacco di leggi proposte dal dittatore, tuttavia Montecitorio era la rappresentazione istituzionale del listone unico di partito, di quale dialettico consenso vogliamo argomentare? E: 5) andato a farsi benedire lo statuto albertino, entrò più tardi in vigore lo status d’alleanza con Hitler, il nazismo, la sua deriva imperial-feroce, infine l’oscenità della persecuzione razziale. E: 6) Mussolini cadde nel ’43 e si rialzò, avviando con l’appoggio tedesco la Repubblica Sociale Italiana, cupo innesco della guerra civile che fu causa di morti a migliaia, peraltro una temerarietà non inferiore a quella che anni prima aveva suggerito al balconaro di Palazzo Venezia la dichiarazione di guerra nientemeno che a Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Russia, Jugoslavia, Grecia Egitto. Hai detto nulla. E: 7-fine) Cosa vuole giustificare e in base a che utilità di schieramento politico il vicesegretario della Lega, argomentando con grado di lacunosa dottrina le virtù del Ventennio? Il tutto alla vigilia d’elezioni regionali in Campania, Puglia, Veneto che (eufemismo) non lasciano indifferente Salvini, reduce dal battutone nella Toscana affidata proprio all’ex parà divenuto stratega del post-padanesimo. Il Veneto, poi… Ha comunicato agli elettori Zaia –doge, mica dux- quasi a mo’ di resa incondizionata alla condizionatissima narrazione del militare/studioso: Vannacci, uno qualunque che vota per noi. A proposito di storia e storie.

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