La palla rotola sempre. Come la società

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Dopo la sconfitta, a testa bassa verso gli spogliatoi

Il calcio. Già, il calcio in un Paese, il nostro, che lo ha eletto a sport nazionale, che agita le folle, suscita emozioni, rabbie, entusiasmi, delusioni. Nulla di nuovo sotto il sole, se non fosse che anche il calcio finisce per rispecchiare la cifra dell’attuale società, fortemente al ribasso: è un’immagine speculare. Lo si rileva attraverso i risultati della compagine oggi allenata da Gattuso, mazzolata dalla Norvegia e che ora rischia per la terza volta consecutiva di essere esclusa dai Mondiali. Se così fosse – ma nessuno vuole crederlo, nemmeno noi – sarebbe più o meno una colossale figuraccia, della quale vergognarsi dopo che, i Mondiali, li abbiamo vinti quattro volte. E lo si rileva con le violenze dentro e fuori dal campo, estrema sintesi di un contesto sociale che non depone per una convivenza civile anche e soprattutto nelle manifestazioni sportive. Che la retorica vorrebbe educative, aggregative, pacifiche e via con gli aggettivi buonisti del caso.

Invece, proprio a Busto Arsizio la cronaca di questi giorni registra l’aggressione di un portiere all’arbitro durante una partita dei campionati minori. Tutti e due finiti in ospedale. Per non dire di quanto accaduto a Lodi, sempre durante il fine settimana: un genitore di una squadra di pulcini, cioè di bambini, si è sfogato per una presunta decisione sbagliata sempre contro l’arbitro, tirandogli una sassata. Pronta la reazione degli altri genitori, così l’incontro, in quella categoria con caratteristiche poco più che ludiche, è degenerato in rissa. Gli archivi sono purtroppo pieni di fattacci del genere.

Da un lato, ai livelli alti, addirittura di rappresentanza internazionale, c’è una squadra che ha perduto il rango di un tempo perchè priva di campioni veri (i motivi li lasciamo agli esperti veri della materia). Su un altro versante “giocano” spesso i genitori, come se i loro figlioletti dovessero a quell’età emulare Maradona e, una sconfitta, segnasse un disonore da esorcizzare con stizzite reazioni. Scopo educativo dello sport, nella fattispecie del calcio? Alcuni dei “fuori classe” dell’odierna nazionale sono stati coinvolti nel giro delle scommesse, non il massimo dei modelli da seguire. Si dirà: ma anche i loro colleghi del passato sono stati beccati con lo stesso vizio, provocando lo scandalo. Vero, ma almeno loro vincevano i mondiali. Quelli di oggi neanche vi arrivano.

Poi, per carità, la violenza si estende ad altre tifoserie di altre discipline. Soffermiamoci su quanto successo alcune settimane fa, quando un gruppo di ultras di Latina ha assalito il bus dei sostenitori del Pistoia Basket: c’è scappato il morto. Siamo agli estremi, che non ammettono giustificazioni. Sono esasperazioni che non c’entrano con lo sport, ma con una società in disarmo valoriale, che non ha più filtri. Che confonde momenti e occasioni, che considera una partita di calcio come sfogo delle singole o collettive frustrazioni. Scriveva il maestro Gianni Brera: “La palla è subdola. Non ha spigoli, non ha facce e rotola sempre”. Un po’ come questa società che, a furia di rotolare, non sa più dove sta andando a finire.

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