VARESE – «I Do.Ra sono una realtà dichiaratamente nazifascista. Lo hanno sempre rivendicato». Nel processo per diffamazione aggravata che, davanti al giudice del tribunale di Varese Davide Alvigini, vede imputato il leader della Comunità Militante dei Dodici Raggi Alessandro Limido, oggi, lunedì 17 novembre, la parola è spettata alla parte civile.
Ti aspettiamo
Il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, specializzato in inchieste sui gruppi di destra estrema, autore anche di diversi libri sul tema, ha denunciato Limido dopo il “processo in piazza a una sagoma di cartone” inscenato il 18 marzo 2022 ad Azzate. Comune dove i Do.ra. hanno sede e dove Berizzi era stato invitato dall’Anpi alla presentazione del libro “E’ gradita la camicia nera“. Il giornalista ha per prima cosa affrontato la questione del confronto mancato con i Do.Ra. Il gruppo di destra estrema aveva infatti invitato il giornalista, con il quale da anni insiste un forte contrasto, a un confronto pubblico moderato da terzi. «Fu chiaramente un invito provocatorio che non fece altro che acuire un clima già teso – ha spiegato Berizzi – Un invito -il giornalista è sotto scorta armata dal 2019 – che non potevo accettare anche per motivi di sicurezza». I Do.Ra esposero anche uno striscione che spiegava “Ti aspettiamo” e che il giornalista interpretò come «intimidatorio e minaccioso in un clima sempre più teso. Di certo non lo interpretai come uno striscione di caloroso benvenuto».
Processo al “clown” Berizzi
A quel punto Limido – in aula oggi c’erano una decina di militanti, mentre a poca distanza da loro stavano alcuni esponenti dell’Anpi – ha portato in piazza un processo a una sagoma di cartone con capelli da clown identificata come il giornalista di Repubblica – al fianco di Berizzi si è costituita anche la Federazione Nazionale Stampa Italiana – definito «ridicolo, bugiardo e moralmente patetico: è un cretino». Il tutto fu ripreso a video e poi diffuso a mezzo social. Il che, se possibile, amplificò il danno: «La diffusione di quel video – ha spiegato la firma di Repubblica – portò a decine di altri commenti di insulto e minaccia sui social sia da parte di altre realtà di estrema destra che di appartenenti ai Do.Ra. stessi».
Danni anche sul lavoro
Se la difesa di Limido punta a dimostrare la provocazione, Berizzi oggi ha precisato: «Questo crea un danno anche al mio lavoro. Il mio giornale mi inviò a coprire il funerale di Dede Berardinelli, ultras del Varese ucciso a Milano. Parliamo di curve di estrazione di estrema destra. Quando arrivai, e sottolineo munito solo di taccuino e penna perché stavo semplicemente facendo il mio lavoro, fui riconosciuto e Limido mi disse: “non ti vergogni?”. In pochi istanti fui circondato, e per fortuna aggiungo, da una ventina tra poliziotti e carabinieri». Il Pm oggi ha inoltre chiesto un’integrazione del capo di imputazione con l’aggiunta di altre frasi proferite all’indirizzo di Berizzi che ne dileggiavano la professionalità giornalistica. L’imputato ha chiesto i termini a difesa, si torna in aula il 18 dicembre: in quella sede Limido potrà chiedere l’ammissione al rito abbreviato o proseguire con l’istruttoria in corso.
