NOVARA – Omicidio aggravato e premeditato, distruzione di cadavere, falso e truffa ai danni dello Stato e del comune di Milano. Sono queste le accuse per le quali il Pm del tribunale di Novara Paolo Verri ha chiesto la condanna di Emilio Garini, 62 anni. Per la Procura di Novara ha ucciso la madre Liliana Agnani e ne ha abbandonato il corpo in un bosco sulle rive del Ticino a Trecate.
Le ossa ritrovate nel bosco e la scoperta dell’identità
Il processo, in corso in Corte d’Assise a Novara con la requisitoria del pubblico ministero è giunto ormai all’epilogo. Una vicenda intricata cominciata nell’ottobre del 2022 quando nella frazione di San Martino di Trecate, nell’area del Parco del Ticino, venero trovate alcune ossa umane. I tecnici del laboratorio di antropologia forense dell’Università di Milano, analizzando i reperti, riuscirono a risalire all’identità attraverso una protesi perfettamente conservata tra le vertebre L3 ed L4.
La storia raccontata da Garini e i mancanti riscontri
La persona in questione era Liliana Agnani, una donna nata nel 1933, della quale non si trovavano tracce. Grazie alla collaborazione del medico curante della donna, è stato contattato il figlio, appunto, Emilio Garini. Secondo quanto emerso dalle indagini, al telefono l’uomo dichiarava al medico che la mamma godeva di ottima salute e si trovava in Veneto presso un fratello. Fratello che, però, ad una semplice verifica risultava essere deceduto diversi anni prima.
Per la Procura l’uomo ha pianificato l’omicidio
Le successive indagini hanno ricostruito quella che per la Procura è la realtà dei fatti: nella serata del 18 maggio del 2022 Garini si era recato con la madre nella zona dove sarebbero state poi ritrovate le ossa, e qui l’ha uccisa abbandonando il corpo lungo una riva del Ticino.
Garini ha sempre negato l’omicidio. Per il pm Paolo Verri si tratta invece un omicidio organizzato e pianificato con luciditá che ha determinato (incassando la pensione della donna) l’indebito incasso di 30 mila euro di soldi pubblici.
Il pm Paolo Verri ha quindi chiesto la pena massima per un omicidio aggravato e premeditato, cui si uniscono anche le imputazioni di distruzione di cadavere, truffa ai danni dello Stato e del Comune di Milano, e falso. Il pm ha parlato della personalità narcisistica del figlio dell’anziana, attaccato al denaro e al tempo stesso con molti problemi economici, mettendo in evidenza come movente dei fatti debbano essere ricercati proprio in questi problemi, oltre al fatto che l’anziana rappresentava un problema nella relazione fra Garini e la fidanzata torinese.
Per la procura non è verosimile che l’uomo, la sera dei fatti, sia andato – come lui sostiene – a fare una gita nella valle del Ticino, in un luogo impervio, malfrequentato, difficile da raggiungere, pieno di sentieri e boscaglia. Tutto questo tenendo presente che la vittima, 89enne, aveva diversi problemi di salute e non era in grado di deambulare, spostandosi su una sedia a rotelle.
La difesa: «E’ un uomo per bene»
Parlano di ricostruzione priva di fondamento i legali dell’imputato, gli avvocati Claudio Strata e Natalie Ronca, per i quali Garini non aveva alcun motivo per voler uccidere la madre. Anzi, aveva interesse a che rimanesse in vita: era lei l’intestataria del contratto nella casa in cui la famiglia abitava. E contrappongono al ritratto formulato dalla Procura l’immagine di uomo perbene di cui hanno parlato numerosi testimoni.
La sentenza è attesa per il mese di gennaio.
