CASTELLANZA – L’Italia è fanalino di coda in Europa secondo il nuovo Youth Enhancement Score (YES), l’indicatore socioeconomico presentato alla LIUC per misurare le reali prospettive dei giovani. Redditi bassi, precarietà, casa inaccessibile e un welfare che non sostiene il passo: questo il quadro che emerge dal “termometro” dell’Ufficio Studi LIUC guidato da Chiara Gigliarano nella ricerca realizzata con FSI, EY, AIFI e Giovani Imprenditori di Confindustria. «Le Università devono dare strumenti e pretendere condizioni per trattenere i talenti» l’appello della rettrice Anna Gervasoni, che si è confrontata con altre tre colleghe che guidano alcune delle principali università lombarde (Insubria, Statale e IULM).
La ricerca
Quattro rettrici in cattedra nell’aula magna dell’ateneo di Castellanza per affrontare un’emergenza che mette a rischio il futuro del Paese. «In Italia la maturità è un traguardo che arriva tardi – secondo la ricerca. che fa riferimento all’indipendenza economica e alla creazione di legami stabili oltre la famiglia d’origine – non prima dei 40 anni, contro i 25-30 di Paesi come Danimarca, Paesi Bassi o Germania». Va un po’ meglio per chi risiede al Nord, ma il Paese continua a perdere attrattività: il 40% degli under 35 è impiegato in forme contrattuali precarie e il flusso di laureati che lasciano l’Italia è più che raddoppiato in dieci anni, generando una perdita stimata di 3 miliardi solo nel 2023 per il costo di formazione dei giovani emigrati.
L’Italia? Non attrattiva
E ancora, i Neet sono al 18% dei giovani tra 15 e 35 anni, con punte del 30% al Sud e un forte divario di genere legato al ruolo di caregiver. Nei redditi, il gap è netto: un laureato italiano guadagna meno di 18mila euro contro i 29mila di un coetaneo tedesco. L’accesso alla casa è proibitivo: a Milano e Roma un giovane dovrebbe destinare fino al 92% del reddito a un affitto standard. Anche il dato sull’avvio di nuove imprese migliora ma resta lontana dai livelli dei Paesi Bassi (8,33% contro il 13,89%): lo YES fotografa così un’Italia ultima in Europa per opportunità e capacità di generare reddito, con una netta dicotomia tra Nord, Centro, Sud e Isole.
Rettrici a confronto
Un quadro che richiede risposte. E il mondo dell’università non si tira indietro. «In Lombardia rischiamo di perdere molti giovani – ammette Marina Brambilla, rettrice dell’Università Statale di Milano – non solo i nostri giovani vanno all’estero, ma anche gli studenti internazionali che vengono da noi vanno via quasi tutti dopo la laurea, ed è un ulteriore tema di perdite di risorse e investimenti». La soluzione? Per la prof. Brambilla è quella di «creare una filiera formativa che risponda alle esigenze del mercato del lavoro».
Refrain su cui torna anche Maria Pierro, rettrice dell’Università dell’Insubria di Varese: «Occorre adeguare gli insegnamenti alle necessità degli stakeholder, in primis le imprese, e alle inclinazioni dei ragazzi. Anche con corsi di laurea professionalizzanti per restare al passo». Anche perché i giovani, rimarca la prof. Pierro, «sono disorientati, tra carenza di valori e precarietà, ed è compito delle università svolgere ruolo di orientamento».
Una responsabilità di cui è consapevole anche la rettrice della LIUC Anna Gervasoni: «Il nostro compito oggi è di consentire ai nostri laureati di entrare a testa alta nel mondo del lavoro, ma anche di formare delle persone per i prossimi trent’anni. Le università devono fornire loro una cassetta degli attrezzi per affrontare ma anche anticipare le sfide del futuro ed essere agenti della trasformazione: allenarli a utilizzare le tecnologie ma soprattutto ad avere il pensiero critico per progettare le nuove tecnologie e le nuove applicazioni».
E Valentina Garavaglia, rettrice dell’Università IULM di Milano, rivendica l’orgoglio degli atenei lombardi: «Dobbiamo saper raccontare il valore dell’esperienza universitaria, che è di qualità, come ci viene riconosciuto dalle grandi università straniere. Il valore aggiunto è la possibilità di far parte di un ecosistema ambizioso e internazionale con un’apertura nuova come prospettiva: quello che si fa all’estero nei nostri atenei forse non è sufficientemente valorizzato».
Nuovo rettore donna anche alla LIUC di Castellanza: è Anna Gervasoni
