Medici di famiglia: una proposta alla Regione

marantelli medici famiglia

di Daniele Marantelli*

In Italia siamo campioni mondiali in sovrastrutture. Politici, intellettuali, protagonisti dei media ne sono gli esponenti più esperti che si confrontano rumorosamente nei talk show. Poi c’è la struttura, cioè la realtà, che ci risveglia bruscamente. Ecco che scopriamo la mancanza, nel nostro Paese, di operai, artigiani, medici, infermieri. Coloro che ricorrono spesso all’espressione “Il mondo è cambiato” non so se siano consapevoli che l’Italia è scesa sotto i 60 milioni di abitanti mentre il Pakistan è sopra i 250.

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Daniele Marantelli

Volando basso, mi limiterò a riflettere sul ruolo di una parte dei medici, quelli di famiglia. Anche i sassi sanno che ne mancano molti in tutto il territorio nazionale. Soprattutto nei piccoli comuni. Sono nato a Varese, ho studiato a Varese, ho giocato nelle formazioni giovanili del Varese calcio e ho lavorato per 20 anni al Credito Varesino. Sento per questo, forse più di altri, un forte senso di appartenenza alla nostra comunità. Sarà un sentimento infantile, sta di fatto che provo sofferenza nel vedere la squadra di calcio biancorossa vivacchiare in serie D. Provo, al contrario, un grande piacere quando constato che lavoratori, imprenditori, persone di cultura e rappresentanti degli apparati dello Stato, che “vengono da fuori”, con la loro intelligenza e preparazione, contribuiscono al progresso della nostra Provincia. Non sarò io, pertanto, a reagire in modo scomposto quando le dottoresse di famiglia operanti nel nostro territorio sono polacche o cinesi. Meno male che ci sono. Mi chiedo, tuttavia, quale può essere la reazione di una vedova di Capolago quando si vede affibbiato un medico che parla solo inglese. Anche realtà diverse tra loro per caratteristiche economiche e paesaggistiche, Uboldo e Maccagno per esempio, hanno in comune il problema dei medici di base.

Come affrontarlo? Posto che esistono responsabilità di programmazione nazionali, che certo non mi sfuggono, resto persuaso che il federalismo non si evoca, si pratica. Poi è curioso che gli stessi che contrastano ogni forma timida di federalismo, richiedano una Legge Speciale per Milano. Ma tant’è. La forte centralizzazione, inoltre, ha dato origine alla costituzione di numerose Authorithies, tutte necessarie?, che costano molto e a spese dei Ministeri finite fuori controllo. Su queste realtà, maledettamente concrete, si soffermano in pochi.

Ritorniamo, tuttavia, a volare basso.

Il medico di famiglia è importante perché fa parte della nostra vita. Ho avuto la fortuna, personalmente, di contare su persone straordinarie. Poi, come in ogni campo, è necessaria un’analisi differenziata. Come migliorarne, in ogni caso, la qualità? Cara Regione Lombardia, prima di permettere l’apertura di uno studio medico accertati che quel professionista disponga almeno della possibilità di fare degli esami del sangue o delle radiografie e parli correttamente la lingua italiana. E’ una proposta rivoluzionaria? No, è semplice buonsenso. Investire sui medici di famiglia significa contribuire concretamente all’abbattimento delle liste d’attesa, all’appropriatezza di cure, visite specialistiche e medicinali. So bene che il nesso tra il ruolo dei medici di famiglia e quello degli ospedali non è eludibile, a partire dalle condizioni dei Pronto Soccorso e a quello dei ricoveri. O a quello del rapporto pubblico/privato.

Ma, come diceva mia nonna, affrontiamo e risolviamo un problema alla volta.

*già parlamentare del Pd

marantelli medici famiglia – MALPENSA24

 

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