VARESE – Telefoni, caricabatterie e altri piccoli rifiuti elettronici si trasformano in un’opera d’arte. È quanto è successo a Varese con il progetto Terra Rara, che ha permesso di raccogliere nell’arco di un mese oltre cinque quintali di Raee, ovvero piccoli elettrodomestici e dispositivi elettronici. Rifiuti con i quali l’artista Livia Paola Di Chiara ha realizzato un’installazione temporanea, inaugurata stamattina – venerdì 12 dicembre – a Palazzo Estense (qui sotto il video).
Telefoni e non solo
Terra Rara è stato promosso dal consorzio Ecolight in collaborazione con il Comune di Varese, la curatela di Karakorum Impresa Sociale e il sostegno di Impresa Sangalli e Fondazione Molina. Un percorso di cittadinanza attiva durato oltre tre mesi che ha trasformato Varese in un laboratorio di economia circolare. Realtà differenti hanno aderito al progetto facendosi testimonial di una raccolta che ha permesso di intercettare cellulari, caricabatterie, giochi elettronici, mouse, piccoli elettrodomestici, ma anche vecchi walkman e apparecchi radio risalenti a prima degli anni ’90. Sono stati raccolti in 13 diversi punti della città, da sedi comunali ad associazioni sportive, cinema e negozi. Il progetto ha coinvolto inoltre gli istituti superiori della città: gli studenti della Scuola Europea, dell’Einaudi e del liceo Manzoni di Varese (quasi 300 in totale) hanno partecipato alla raccolta con workshop e attività di sensibilizzazione in aula.
L’opera resterà per un mese
L’opera è stata realizzata selezionando, pulendo e assemblando i materiali più idonei. Il risultato – con una colorazione finale all black – raffigura una cosmogonia tecnologica dove il pianeta diventa un nucleo compatto di Raee che evolve in una costellazione più rarefatta di oggetti, a rappresentare il passaggio “dallo scarto alla possibilità”, come dice la stessa artista. I materiali raccolti sono stati perlopiù piccoli elettrodomestici che sarebbero rimasti dimenticati nei cassetti delle case. Grazie al percorso di partecipazione attivato sul territorio, questi materiali trovano invece una nuova funzione simbolica e, attraverso il riciclo, possono rientrare nei cicli produttivi generando nuovo valore. L’installazione sarà esposta al pubblico fino all’11 gennaio 2026 nel cortile davanti al Salone Estense, per poi essere smontata e avviata al corretto trattamento di recupero. «Lavorare a un’installazione che porta in sé la propria dissoluzione diventa un modo per costruire un atto di presenza, trasformando il rifiuto in un segno etico ed estetico e invitando a ripensare il nostro rapporto con la tecnologia», ha detto l’artista.
Mezza tonnellata di rifiuti
«I cittadini collaborano quando vengono sensibilizzati su questi temi – ha commentato l’assessora all’ambiente Nicoletta San Martino – l’opera dà l’idea di un mondo dove c’è un modello di consumo malato, i cui effetti si vedono per esempio sulla filiera degli abiti usati e si stanno vedendo sulla plastica e anche sui Raee». Per l’assessore alla cultura Enzo Laforgia è stata «un’esperienza politica che ci richiama al segno che lasciamo sull’ambiente». Walter Camarda, presidente del Consorzio Ecolight, ha sottolineato che è stata raccolta più di mezza tonnellata di rifiuti elettronici, pari a 1.300 oggetti. «C’erano prodotti anche degli anni 70 e 80, qualcuno ha aperto i cassetti tirando fuori cose che erano lì da tempo. Ci stiamo muovendo per replicare in altre città questo progetto fatto a Varese». Infine Stefano Beghi di Karakorum. «Siamo dispiaciuti di distruggere l’opera, ma è questo l’atto poetico. Quello che rimane non è un altro oggetto, ma il coinvolgimento di migliaia di cittadini».
Da rifiuto a risorsa. A Varese i Raee diventano un’opera d’arte con Terra Rara
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