Da rifiuto a risorsa. A Varese i Raee diventano un’opera d’arte con Terra Rara

Varese Terra Rara raee

VARESE – Da rifiuto a opera d’arte. A Varese la  partecipazione diventa uno strumento per incrementare la raccolta dei piccoli rifiuti di apparecchiature elettriche. Con Terra Rara – il progetto presentato a Palazzo Estense questa mattina, lunedì 22 settembre – il Comune di Varese, Ecolight (consorzio nazionale per la gestione dei Raee) e Karakorum, uniranno arte, sostenibilità e cittadinanza per il bene del territorio.

I Raee

I Raee sono rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Una tipologia in costante crescita, riciclabile per il 90% e che contiene le terre rare da cui il progetto prende il suo nome. Ma il focus dell’iniziativa non si limita a queste. «Il progetto è una sfida per Ecolight, un cambio di prospettiva, un’iniziativa che parte dal basso per diventare azione corale», ha spiegato Walter Camarda, presidente del consorzio. «Gestire correttamente anche un solo caricabatterie in più è un passo in avanti verso una maggiore tutela ambientale».

Terra Rara

Terra Rara andrà quindi a coinvolgere il mondo delle scuole con una campagna di sensibilizzazione e workshop sull’importanza della corretta raccolta dei rifiuti elettronici negli istituti superiori.
Dalla seconda metà di ottobre fino al 27 novembre, prenderà il via una campagna di raccolta in scuole, luoghi pubblici e strutture aderenti. I materiali verranno quindi affidati all’artista Livia Paola Di Chiara, che li selezionerà per dare vita a un’opera d’arte: Terra Rara, appunto.

L’opera

La composizione dell’opera verrà effettuata “in diretta”, negli spazi a lato dell’ex teatro Politeama, messi a disposizione da Fondazione Molina. I cittadini potranno assistere liberamente al processo di creazione, dare suggerimenti e dialogare con l’artista. Nel periodo natalizio, l’opera sarà quindi esposta a Palazzo Estense. Al termine, l’installazione verrà smontata e i materiali inviati agli impianti di trattamento dedicati, con la collaborazione di Impresa Sangalli.

Da spettatori ad Attori

A curare il progetto, Stefano Beghi, presidente dell’impresa sociale Karakorum. «Un approccio consapevole al consumo delle materie prime è anche una questione di responsabilità civica e civile», ha spiegato. «Terra Rara vuole mettere i cittadini di fronte a questo tema: non siamo solo spettatori di quanto succede nel mondo, ma parte integrante di un sistema basato sul consumo». Per questo, l’iniziativa punterà a realizzare «Un’opera raffigurante una Terra utilizzando quei pezzi di terre rare che teniamo chiusi nei nostri cassetti». Con l’obiettivo di «Aiutare a raccontare l’impatto che le nostre pratiche quotidiane hanno sulla sensibilità del sistema mondiale, in termini ecologici, economici e geopolitici». E anche lo smantellamento, dopo l’esposizione, vuole mandare un messaggio: «Bisogna imparare a lasciarci gli oggetti alle spalle».

Sostenibilità e responsabilità

Il progetto è stato «Accolto con entusiasmo» dal Comune, ha detto l’assessore alla Tutela ambientale, Sostenibilità sociale ed Economia circolare, Nicoletta San Martino. «Il principio è: da rifiuto a risorsa. In questo caso, però, non vedremo semplicemente un nuovo oggetto da quello che poteva essere soltanto un rifiuto, ma un’opera d’arte che porterà un messaggio. Al recupero di terre rare si aggiungerà infatti un appello alla sostenibilità, capace di promuovere un rapporto più consapevole, sostenibile e responsabile con l’ambiente che abitiamo».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’assessore alla Cultura, Enzo Rosario Laforgia. «Un’idea malsana di economia e sviluppo ci ha imposto il continuo rinnovamento dei device», ha detto. «Se un tempo esistevano beni di consumo durevoli, un certo modello economico ha adottato la pratica dell’obsolescenza programmata, per indurci a sostituire, e non più riparare, quegli strumenti di cui non possiamo più fare a meno». Con effetti deleteri sulla vita e sull’ambiente. «Ben vanno quindi esperienze come Terra Rara, un progetto volto a sensibilizzare verso il riuso di ciò che troppo sbrigativamente abbandoniamo».

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