BUSTO ARSIZIO – Grande Ospedale della Malpensa, «sarà più veloce da costruire – rivela la DG di ASST Valle Olona Daniela Bianchi – l’obiettivo rimane il trasferimento nel 2031». Manca solo un tassello, importante: «Una stazione ferroviaria – rilancia la DG – sarebbe utile sia per i visitatori che per i nostri dipendenti». L’idea, già ventilata anni fa, è di realizzare una fermata lungo la linea del Sempione a Beata Giuliana, all’altezza dell’ex Mizar. Anche il director dello studio Zaha Hadid Architects, Paolo Zilli, punta su «un modo nuovo e alternativo di approcciarsi» all’ospedale, tra parcheggi e mobilità sostenibile.
Parla la Dg Bianchi (ASST)
«È veramente l’ospedale del futuro – sostiene il direttore generale di ASST Valle Olona Daniela Bianchi – bello, funzionale, sostenibile e inserito nel contesto in modo super appropriato». Cosa manca? «Una stazione ferroviaria – insiste la DG – noi crediamo molto nella mobilità sostenibile, anche il Comune di Busto Arsizio, e una stazione ferroviaria sarebbe veramente utile, per i visitatori ma anche per i nostri dipendenti, anche per studiare una gestione dei parcheggi più innovativa. Dobbiamo spostare la nostra visione più avanti nel futuro, a 360 gradi». L’accessibilità del nuovo polo ospedaliero è infatti un nodo che «preoccupa» il sindaco bustocco Emanuele Antonelli: lo ha rivelato nei giorni scorsi.
Perché “Grande Ospedale della Malpensa”
La DG ammette anche la responsabilità della scelta del nome “Grande Ospedale della Malpensa” per quello che fino a qualche mese fa era semplicemente “l’ospedale unico” di Busto-Gallarate. «Malpensa per dare una connotazione di tutto il territorio, non solo Busto e Gallarate – rivela Daniela Bianchi – ho tremato un po’ ma nessuno lo ha messo in discussione. E ho aggiunto la parola “Grande” perché sono convinta che sarà un grande ospedale per tutte le caratteristiche che ho elencato». Progettazione esecutiva nei primi mesi del 2026, e speriamo di riuscire a completare la gara nel 2027. Visto che è così “semplice”, sarà più veloce la costruzione. L’obiettivo è il trasferimento nel 2031.
Parla Zilli (Zaha Hadid Architects)
Anche Paolo Zilli, director di Zaha Hadid Architects, si è detto «emozionato». Perché «l’ospedale è una delle forme più antiche di umanità», ma anche per il suo «ritorno in un territorio già conosciuto bene» ai tempi della realizzazione della Torre Generali di CityLife, lo “storto” firmato dallo studio londinese. L’idea progettuale scelta da ZHA ha avuto come «punti di ispirazione» la Cascina dei Poveri e il bosco originario presente nell’area di Beata Giuliana, parte di una «cintura verde celebrata con un ponte biologico per non creare una cesura». Zilli ha svelato anche le tre opzioni su cui lo studio ha ragionato per il disegno dell’ospedale: al “poliblocco” e al “frame” è stato preferito il formato “torus”, la pianta circolare con una corte centrale aperta per un edificio di cinque piani più uno interrato e con un suggestivo camminamento sulla sommità dell’edificio. «Ma con i primi due piani sono “tagliati” per una ventilazione naturale – rivela il direttore dello studio Hadid – così le camere da letto avranno stanze che guardano verso le montagne, all’esterno, e verso il verde, all’interno».
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