Vladimir il buono. Firmato, Donald

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Putin, Trump, Zelensky

Per Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, “Il piano degli Stati Uniti di Donald Trump per chiudere la guerra in Ucraina non è una pace giusta, è una pace sporca, immorale, imperfetta, contraddittoria. Ma è l’unica possibile, l’unico piano che abbiamo. Mi sono convinto che chi insegue la pace giusta vuole la guerra”. Travaglio, si sa, non ha mediazioni quando commenta situazioni nazionali o internazionali. Può piacere oppure no, provocare irritazione o generare consensi, di sicuro dice ciò che pensa e sa quello che dice. E questo, in un ampio contesto di cacciapalle, di manipolatori e di opportunsiti, è già un merito. Poi, sulla “pace giusta” e se sia esatto che chi la chiede “insegua la guerra” potremmo aprire un infinito dibattito.

Diventa però difficile contestare che quanto ora in discussione per risolvere il conflitto con la Russia, dati i presupposti, non sia l’unica strada percorribile. Merito di Donald Trump? Rispondere a un simile quesito equivale a un azzardo. Il presidente americano ha indubbiamente dei meriti, benchè le sue dichiarazioni e, più ancora, i suoi atteggiamenti siano spesso contradditori quanto spiazzanti. Non è una novità. Il modello “Make America Great Again” è basato anche sulle iperboli del tycoon che vuole (vorrebbe) governare il globo terracqueo. Ma quando, davanti a un perplesso e sconcertato Zelensky, afferma che “la Russia vorrebbe vedere l’Ucraina avere successo” non sapremmo dire se sia consapevole di quanto dichiara o se, sotto sotto, stia prendendo per i fondelli Zelensky, l’Ucrania, il mondo intero.

C’è chi sostiene che non bisogna prestare attenzione a certe sparate presidenziali: nella stragrande maggioranza dei casi lasciano il tempo che trovano. Se non fosse che a pronunciarle è il presidente degli Stati Uniti d’America, non il signor Mario Rossi al bar all’angolo. Commenti, giudizi, insulti, facezie, discorsi seri, sentenze, minacce e progetti di conquista che non sempre passano come l’acqua sul marmo, a tutti i livelli, geopolitici, commerciali , economci e sociali. Ora, che l’invasore Vladimir Putin sia improvvisamente divenato buono e operi per il successo dell’Ucraina è una di quelle assurdità che finiscono per apparire di un altro pianeta, arrivate da una dimensione che trascende la realtà. Parole che se non fossero pronunciate in una situazione drammatica finirebbero per suscitare sonore risate.

Sappiamo purtroppo qual è la situazione vera, quale la tragedia, quante le vittime, quali le conseguenze sulla popolazione ucraina. Possiamo non farci caso? Sì, se fossimo convinti che sia concreta la possibilità di firmare la pace, giusta o sporca che sia, ma una pace definitiva. Sarebbe il modo migliore per festeggiare il 2026, a quattro anni dall’inizio del proditorio e sanguinario attacco ordinato dallo “zar” russo. Altro non possiamo né vogliamo aggiungere anche per non incappare in narrazioni che non ci sono proprie, ma sono prerogativa di chi conosce a fondo circostanze, posizioni e, quindi, il quadro d’insieme. Il nostro, ma anche quello di tutti riteniamo, è infine l’auspicio che la guerra finisca davvero. Al di là di un presidente che gioca, ferisce e disorienta con le sue “amenità”, frutto di una strategia comunicativa o di una clamorosa balordaggine a seconda di come vogliamo giudicarle. E la questione non è affatto secondaria.

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