Inquinamento dell’aria, Varese tra le città lombarde dove si respira meglio

Varese qualità aria Legambiente

VARESE – Nel 2025 la qualità dell’aria a Varese  è «migliorata decisamente» e «gli obiettivi al 2030 della nuova direttiva europea sono a portata di mano». A certificarlo è Legambiente Lombardia, che osserva il miglioramento dello scorso anno per i livelli di polveri sottili nell’aria della Regione.

Il commento dell’amministrazione

«La nostra città si distingue a livello regionale in termini di qualità dell’aria» dicono il sindaco Davide Galimberti e l’assessore Nicoletta San Martino. «Si tratta di un ottimo risultato in cui hanno un peso determinante gli interventi portati avanti dall’amministrazione in questi anni in termini di sostenibilità e ambiente. A partire dalle azioni per favorire la mobilità sostenibile, anche con l’acquisto dei nuovi bus elettrici e ibridi, e da quelle per il miglioramento della viabilità cittadina, come l’eliminazione delle lunghe code in largo Flaiano. Ci sono poi le opere di efficienza energetica realizzate negli edifici pubblici e nelle scuole, con un investimento di oltre 30 milioni di euro che è stato possibile anche grazie ai fondi del Pnrr ottenuti dal Comune».

Non solo. «Importanti sono anche gli incentivi messi in campo dall’amministrazione per favorire la sostituzione di vecchie caldaie condominiali a favore di impianti moderni ed efficienti», spiega il presidente della Commissione Ambiente, Dino De Simone. «Grazie a una misura avviata nel 2017 è stata possibile la sostituzione di quasi 50 impianti con un risparmio annuale di circa 225 mila litri di gasolio e 720 mila metri cubi di metano. Per quanto riguarda la qualità dell’aria, invece, i dati parlano di quasi 85 kg di PM10 in meno dispersi nell’atmosfera all’anno, così come è stata evitata l’emissione di oltre 1600 kg di ossidi di azoto e circa 1150 tonnellate di CO2».

Tendenza positiva

A determinare il miglioramento sono state anche le condizioni meteo, che hanno visto una riduzione del numero di giornate invernali con aria fredda, greve e inquinata. Ma, in generale, si evidenzia una tendenza positiva, che indica che gli obiettivi di qualità dell’aria fissati dall’UE per il 2030 siano raggiungibili «se perseguiti con il rigore e la continuità necessaria dai governi delle regioni e delle città».

«Serve più ambizione»

«I dati smentiscono le previsioni pessimistiche di quanti, soprattutto nel governo regionale, da decenni proclamano l’impossibilità di raggiungere i livelli imposti dalle direttive europee, quando le attuali politiche regionali non consentono di accelerare il raggiungimento di risultati immediati e definitivi», dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. «Una maggiore ambizione nelle politiche regionali permetterebbe di conseguire risultati in linea con le prescrizioni europee a tutela della salute, imprimendo inoltre una spinta determinante alla transizione in ambiti ancora troppo energivori, come il patrimonio edilizio sia pubblico sia privato, o nei trasporti, dove ci si attarda sull’indifendibile diesel o fantasticando di costosissime hydrogen valley, invece di accelerare sul passaggio alle trazioni elettriche».

La situazione in Lombardia

Il quadro della Lombardia inquinata non è però omogeneo. L’aria migliora decisamente nei capoluoghi pedemontani: Varese, Como, Sondrio, Lecco e Bergamo. Bene anche l’Est Lombardia (Brescia e Mantova), e perfino Milano e Monza (dove, però, i giorni di inquinamento acuto sono ancora di molto superiori al numero previsto dalla vecchia direttiva, specie nelle in prossimità di aree a traffico intenso). A Milano, la centralina del trafficatissimo Viale Marche nel 2025 ha rilevato ben 66 giorni di superamento della soglia critica, mentre – in centro – al Verziere i superamenti sono stati solo 21. Più lenti e contrastati i miglioramenti nella Bassa, in particolare nelle aree ad alta intensità di allevamenti. Cremona e Lodi si confermano come i capoluoghi in cui le concentrazioni medie di PM10 sono più elevate.
Soresina, “capitale” lombarda del latte, è la località con i livelli di PM10 più elevati della Lombardia, e livelli molto alti si riscontrano anche nella pianura circostante (Crema, Codogno e Cassano d’Adda). Nel bresciano la centralina di Rezzato mostra livelli molto alti nella media annua e il numero record regionale di episodi di inquinamento acuto.

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«Migliorare i rilevamenti»

«Per ciò che riguarda il particolato sottile sta ormai scomparendo l’importanza delle città», rileva Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. «Se si escludono le aree più a ridosso di grandi arterie stradali e autostradali, le differenze nei valori delle polveri sembrano seguire tipologie di fonti emissive non legate ai contesti urbani, in particolare le esalazioni che provengono dagli allevamenti, attività che in Lombardia presenta un livello di intensità con pochi paragoni in Europa». E ancora: «Occorre non solo aggiornare la rete territoriale delle centraline, così da produrre un quadro più fedele della situazione dell’aria nella parte di Lombardia afflitta da emissioni da allevamento intensivo, ma anche attivare un sistema sensoristico per quegli inquinanti atmosferici, come il metano e l’ammoniaca, che esalano dagli allevamenti e dai liquami zootecnici, e che fungono da precursori chimici atmosferici nella formazione di polveri sottili in inverno e di ozono in estate».

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