VISTO&RIVISTO Una scelta c’è sempre. Per fortuna

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di Andrea Minchella

VISTO

NO OTHER CHOICE- NON C’E’ ALTRA SCELTA, di Park Chan-wook (Eojjeol suga eopda, Corea del Sud 2025, 139 min.).

Dopo una parentesi televisiva interessante ma poco apprezzata con “Il Simpatizzante”, ambientata durante la Guerra del Vietnam e incentrata sulla figura ambigua di una spia comunista esiliata negli Stati Uniti, il poliedrico regista coreano Park Chan-wook torna al cinema con un contenitore di generi e di linguaggi che farà discutere per un po’.

“No Other Choice” si presenta infatti come un film il cui ritmo e la cui grammatica lo trasformano in un progetto multiforme in cui la vicenda si aggancia al genere “dark comedy”, al “thriller” ma anche alla commedia e allo “splatter” più tarantiniano possibile. Il bravo regista coreano riesce ad inglobare nella sua pellicola una continua variazione drammaturgica e stilistica che solo i grandi autori possono mettere in atto. Non a caso Chan-wook è oggi considerato un vero esempio di cinema da giganti come Steven Spielberg, Spike Lee, e, appunto, Quantin Tarantino. La sua disinvoltura a cambiare registro e a muovere la cinepresa in situazioni surreali con garbo e misura rende le sue opere uno stimolo prezioso per meglio comprendere il mondo in cui viviamo.

In “No Other Choice” un bravo e specializzato operaio dell’industria della carta si ritrova in pochi istanti senza lavoro né speranze. Se l’apertura del film ci mostra un Yoo Man-soo soddisfatto e realizzato intento a passare una giornata perfetta nella sua splendida casa insieme alla bellissima moglie e ai due figli, lo sviluppo della pellicola ci mostra impietosamente come la perdita del lavoro può fare piombare un uomo nella disperazione più pericolosa e desolante. Yoo man-soo non vuole rinunciare alla sua vita e cerca di trovare una soluzione che possa continuare a garantirgli quel tenore di vita di cui tutti hanno usufruito fino a quel momento. Se in un primo momento l’ottimismo e la speranza lo cullano in una fase ancora transitoria, il passare del tempo e l’assenza di vere proposte di lavoro incominciano ad insinuarsi nella mente del protagonista che, ad un certo punto, metterà in pratica tutta la sua metodica e professionalità che lo avevano distinto nella sua carriera professionale bruscamente interrotta.

Il film, dunque, prende forma e si rivela come una spiazzante e assurda rincorsa del protagonista verso la realizzazione di un piano tanto serrato quanto agghiacciante. Chan-wook filma con maestria una successione di omicidi, equivoci, bugie, inganni che puntellano una storia inverosimile ma ancorata alla complessità e all’arroganza della società contemporanea. La perdita del lavoro, qui, diventa iconografia della deriva incontrollata del mondo del lavoro moderno in cui i diritti evaporano e la scusa del progresso spazza via qualsiasi certezza e, soprattutto, la dignità del lavoratore.

Il film appartiene alla cultura orientale ma racconta di un presente angosciante e buio che sta attraversando il mondo intero. La sensibilità coreana si sposa perfettamente con il tentativo puntuale e inedito di indagare un presente in cui le certezze crollano e danno la possibilità ad ognuno di scrivere il proprio futuro.

“No Other Choice” si aggiunge alla filmografia già articolata del regista coreano. Dopo la trilogia della vendetta, e la narrazione di storie inquietanti e surreali, Yoo man-soo elabora un fine e minuzioso viaggio contraddittorio nella mente dell’uomo messo alle strette. Con l’uso delle luci, a volte accecanti, degli specchi e degli zoom in movimento, l’autore confeziona un crudo racconto della realtà in cui l’arte sembra, ancora, l’unica possibilità di un riscatto e di una rivincita. La piccola figlia di Yoo Man-soo, infatti, suona il violoncello e la sequenza finale restituisce un’armoniosità ancestrale che viene faticosamente costruita per tutta la durata del film. Lei suona non solo per la madre, ma per tutti noi che intravediamo un appiglio sicuro dentro un mondo caotico e completamente impazzito.

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RIVISTO

OLD BOY, di Spike Lee (Stati Uniti 2013, 104 min.).

Spike Lee prende il capolavoro di Chan-wook e lo rielabora con intelligenza trasformandolo in un inedito e efficace racconto di vendetta. Josh Brolin si immerge completamente in una storia che viene direttamente dai Manga ma che può essere adattata a qualsiasi parte del mondo e a qualsiasi epoca. Da rivedere dopo, ovviamente, l’originale del gigante coreano.

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