BESNATE – «La crescita delle monosale e delle arene non è solo un dettaglio statistico, ma un indicatore di vitalità dei presidi culturali locali». Sono queste le considerazioni espresse da Riccardo Checchin, segretario generale di Acec e direttore dell’Incontro di Besnate, a seguito alla conferenza di ieri, giovedì 8 gennaio, al Multisala Moderno di Roma, sui dati del cinema italiano 2025. «Se è vero che le valgono una quota più contenuta degli incassi rispetto ai grandi complessi, è altrettanto vero che intercettano una fetta significativa di presenze e, soprattutto, garantiscono prossimità e continuità di offerta nei territori».
Cinetel cura la raccolta di incassi e presenze
L’incontro si è svolto volta alla presenza dei parlamentari Lucia Borgonzoni e Federico Mollicone nonché del direttore generale del Cinema Brugnoni. Come ha spiegato Checchin, «sono stato invitato da Cinetel, società partecipata pariteticamente dall’Associazione Nazionale Esercenti Cinema (Anec) e da Anica Servizi, che cura quotidianamente la raccolta degli incassi e delle presenze in un campione di sale cinematografiche di prima visione in tutta Italia e li ridistribuisce su abbonamento ai principali operatori del settore».
Un ruolo che può rafforzarsi ancora
Quanto al punto cruciale messo in evidenza dai numeri, nel contesto delineato «le Sale della Comunità – spesso collocate in aree dove l’offerta commerciale è meno capillare – possono rafforzare ulteriormente il loro ruolo: non solo come “luoghi di programmazione”, ma come spazi di educazione all’immagine, incontro tra generazioni, dialogo con scuole e associazioni, e valorizzazione del cinema italiano che nel 2025 ha dimostrato di saper trainare la domanda quando sostenuto da un’offerta forte e riconoscibile».
Le sfide per il 2026
La sfida 2026, per tutto il comparto, sarà quindi duplice: «Mantenere la capacità del cinema italiano di fare quota e pubblico, e al contempo lavorare – anche con politiche e strategie industriali – per rendere più robusta e continua l’offerta complessiva. In questa traiettoria, le Sale della Comunità possono essere un fattore di stabilizzazione: perché trasformano l’andare al cinema in un’abitudine comunitaria, non in un consumo occasionale, e perché permettono di dare “vita lunga” ai film attraverso programmazioni curate e iniziative di accompagnamento culturale».
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