Caro-mensa a Marnate, Galli: «Promettevano risparmi, ora pagano famiglie e cittadini»

MARNATE – «Ci avevano assicurato che la convenzione con Samarate per i pasti della mensa scolastica avrebbe portato a risparmiare, ma ora emerge che le nostre critiche erano fondate. E a pagare saranno i genitori e la collettività». Sul caso del caro-mensa parla l’ex sindaco Elisabetta Galli, capogruppo di “Qui per Esserci”, per chiarire meglio il senso del volantino sarcastico della Befana apparso nei giorni scorsi a Marnate. «L’aumento a carico delle famiglie è di 51 centesimi, ma a questo va aggiunta una quota di 35 centesimi più Iva che copre il Comune, e quindi è a carico dei contribuenti marnatesi» puntualizza Galli.

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«Il nostro voto è contrario, perché non abbiamo ricevuto assicurazioni né dal punto di vista dell’asserito vantaggio economico di questa compartecipazione, né della qualità del servizio» così lo scorso 27 marzo l’ex sindaco Elisabetta Galli espletava la dichiarazione di voto sulla convenzione per l’appalto della mensa scolastica della primaria Gabelli. Il Comune di Marnate si è accordato con quello di Samarate per appoggiarsi al suo centro cottura per la preparazione dei pasti e ha affidato alla ditta Dussmann Service la gestione del servizio. Ma il risultato è stato un aumento di 51 centesimi del costo del buono pasto pagato dalle famiglie degli studenti, che il gruppo “Qui per Esserci” ha contestato con un volantino in cui denuncia che la Befana ha portato l’aumento dei buoni mensa.

I chiarimenti

«L’aumento del costo, che comprende anche la quota del buono mensa coperta direttamente dal Comune, pari a 35 centesimi più Iva a pasto – ci tiene a puntualizzarlo Galli – non è relativo agli aumenti Istat come riferito da un consigliere (Luca Vergani, ndr), ma deriva proprio dal costo maggiorato del prezzo unitario e delle royalties che Marnate paga a Samarate per l’uso del centro cottura. Un costo, quest’ultimo che, per esempio nel vecchio contratto era già compreso nell’ammontare del pasto». Ma Galli torna anche al dibattito in consiglio comunale dello scorso marzo 2025: «Avevamo sollevato delle eccezioni e delle criticità su questa scelta di convenzionarsi con Samarate, quando si poteva prevedere una gara autonoma. Dalla maggioranza ci avevano assicurato che era una scelta conveniente dal punto di vista economico e qualitativo ma non ci avevano convinto e avevamo votato contro».

L’accusa: «Dovevate ascoltarci»

«Ora quelle critiche – aggiunge Elisabetta Galli – si sono rivelate fondate se alla fine il costo del pasto a carico del cittadino e degli utenti ha generato un aumento sensibile. Non solo i 51 centesimi a carico dei genitori ma anche la quota pagata da tutti noi cittadini di 0,35 euro più Iva per ogni pasto. Ci dicevano che questa scelta avrebbe portato ad un risparmio invece si è verificato un grosso aumento, segno che questa operazione si sarebbe potuta valutare in modo diverso, se solo avessero ascoltato le nostre osservazioni».

A Marnate il buono pasto della mensa aumenta di 51 centesimi. Ed è polemica

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