“Giornalisti? Interessatevi di questioni più importanti” bercia , con sottofondo di improperi, al nostro indirizzo un signore anziano mentre chiude con stizza il cancello della casa di via Montello, al civico 8 di Sant’Antonino, frazione di Lonate Pozzolo, dove, nella mattina del 14 gennaio, un ladro è stato ucciso da Jonathan Rivolta, 37 anni, figlio dell’uomo che ci ha invitati ad occuparci d’altro. Il fendente non ha lasciato scampo al sinti che, assieme a un paio di complici, ha preso di mira l’abitazione dei Rivolta.
Tentativo di furto, come purtroppo ce ne sono a iosa da queste parti e di questi tempi, finito in modo tragico. Come non sarebbe dovuto finire, benché sia scontato che Jonathan, al di là delle conseguenze giudiziarie al momento da ricomprendere negli “atti dovuti”, raccolga la massima comprensione dell’opinione pubblica. Basta uno sguardo ai social per toccare con mano da che parte sta la gente: non se ne può più di certe faccende delittuose che vanno a discapito dei cittadini per bene, e per i quali la magistratura sembra usare una mano leggera nei confronti di chi delinque per tramutarla in mano pesante verso le vittime.
E’ una questione che sconfina nel politico, con le discussioni che nascono ogni volta che succedono fatti di sangue simili a quelli di Sant’Antonino, che trascendono il tollerabile e fanno strame della razionalità. Ma c’è da capirlo. Come probabilmente c’è da capire, eccome, il 37enne che ha ucciso il suo aggressore, perché di un’aggressione si tratta, qualunque dinamica venga poi accertata. E’ una violazione della libertà personale, per giunta all’interno di un’abitazione, luogo che dovrebbe declinarsi con protezione, serenità, sicurezza. Non ci piove. Qualunque altra giustificazione apparirebbe assolutoria di fronte a un caso di legittima difesa. Chi sa di faccende di legge potrebbe al limite parlare di “eccesso colposo di legittima difesa”, ma siamo sempre lì: esiste o no il diritto di tutelarsi dai malavitosi che violano le nostre case?
A Lonate Pozzolo non hanno dubbi sulla risposta. Come non dovrebbe averne la stragrande maggioranza degli italiani, stanchi della precarietà in cui versa il nostro Paese per quanto riguarda la sicurezza. E l’illegalità più in generale. In special modo a Lonate, popoloso centro del Basso Varesotto, facile da rintracciare nelle cronache di questi ultimi anni, tra episodi corruttivi, aspre polemiche politiche, atti criminosi fino alla presenza, tutt’altro che indolore, di una locale di ‘ndrangheta. Non proprio un eden, per dirla tutta. Tanto che tempo fa, un’inchiesta di un quotidiano nazionale mise Lonate al centro di un’ipotetica Gangster City dell’area attorno a Malpensa. E se il signore anziano manda a quel paese (eufemismo) noi giornalisti, bersaglio più esposto di chi non può prendersela di persona con altre categorie, c’è da restare in silenzio, al massimo si abbozza. Perché vince la rabbia, più spesso l’esasperazione.
