Titoli di coda per la giunta di Magnago. Candiani: «Decisione difficile, ma doverosa»

Dario Candiani e Ferruccio Binaghi
Dario Candiani e Ferruccio Binaghi

MAGNAGO – Titoli di coda per la giunta di centrodestra che amministra Magnago. Come confermato dal sindaco Dario Candiani a Malpensa24, «oggi, lunedì 19, sarà l’ultimo giorno. Ribadirò le mie dimissioni e che è una decisione personale. Mi rendo conto del problema che vengo a creare – aggiunge Candiani – ed è una decisione difficile: non sono tanti i sindaci che si dimettono spontaneamente. Ma è quello che va fatto».

Arriva così all’epilogo la crisi aperta dallo stesso sindaco con le sue dimissioni a fine dicembre. I venti giorni di tempo per ricucire lo strappo, o meglio gli strappi all’interno della coalizione di Insieme per Magnago e Bienate, sono trascorsi in un’atmosfera surreale, con parentesi da commedia dell’assurdo. Colpisce innanzitutto il silenzio dei partiti di maggioranza, nessuno dei quali è mai intervenuto in pubblico, ad esempio con comunicati o post sui propri profili social, per prendere posizione sulla crisi e sulle sue possibili soluzioni; unica eccezione, la lista civica SiAmo Magnago e Bienate, che ha postato a più riprese commenti anche severi sulla sua pagina social. Silenzio quasi assoluto anche dall’opposizione. Avaro di parole pure il primo cittadino, che ha però fatto trasparire tutta la sua amarezza per la situazione venutasi a creare, rimanendo saldo nel proposito di creare una discontinuità.

Il centrodestra guarda già al dopo Candiani

In politica, anche i silenzi hanno un significato e possono essere pesati diversamente. Se quello della minoranza di Progetto Cambiare la fa apparire spiazzata da quanto accaduto in seno alla maggioranza, l’atteggiamento impenetrabile di Fdi, Lega e Forza Italia ha fatto intendere come Candiani sia stato, di fatto, da essi considerato superabile e superato: i partiti di centrodestra, contrari al rimpasto in giunta chiesto dal sindaco, guardano avanti, alle elezioni anticipate (forse già nel prossimo maggio) e ad altre figure da candidare per confermarsi alla guida del paese. A partire proprio dall’avversario numero uno di Candiani in giunta, ovvero l’assessore esterno Ferruccio Binaghi, già sindaco per due mandati dal 2002 al 2012 e che pure come assessore esterno è stato l’uomo forte nell’attuale amministrazione.

In questo clima quanto mai teso e divisivo è stata convocata la scorsa settimana una riunione della giunta al completo, per ottemperare ad alcune disposizioni di legge come imposto dalla Prefettura, dopo che nelle precedenti riunioni il sindaco si era ritrovato solo con alcuni assessori e gli altri assenti.

«A qualcuno è mancato il senso civico»

Come accennato, unica a commentare i fatti di questi giorni quanto mai travagliati nella storia politico-amministrativa di Magnago, è stata la lista civica. Che ha puntato il dito su chi, fra gli alleati, a suo dire ha anteposto i propri interessi a quelli della comunità. “Muoia Sansone e tutti i Filistei” intitola uno dei suoi interventi SiAmo Magnago e Bienate, che tuona: «Questa mentalità, apparentemente eroica, rivela in realtà una totale assenza di visione. Non c’è spazio per il bene comune, né per la sopravvivenza. Quando il rancore prevale sulla ragione, il risultato è sempre lo stesso: macerie. Il vero coraggio non è abbattere il tempio, ma costruire ponti».

La lista civica torna poi a ribadire che «il commissariamento sarebbe una sconfitta, soprattutto per il paese» e, pur senza farne il nome, lascia bene intendere chi sia stato all’origine della crisi: «Nessuno è indispensabile e troviamo inconcepibile che ci si ritrovi a questo punto senza che qualcuno abbia fatto il gesto, l’assunzione di responsabilità, il sacrificio, chiamatelo come volete, di mettersi a disposizione e accogliere l’invito del sindaco al rinnovamento. Non è una questione di programmi a questo punto, né di equilibri, né di politica ma di atteggiamenti, relazioni e senso civico. Fa specie che chi avrebbe la possibilità di risolvere la situazione, che in passato ha ricoperto per tanti anni un ruolo primario per il nostro paese e negli ultimi anni è stato incaricato di gestire deleghe cruciali, oggi non sia disponibile a dimostrare l’attaccamento e la passione per Magnago, con una consapevole e sofferta rinuncia al ruolo ricoperto pur senza essere stato candidato».

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