La machiavellica “ragion di Stato”, nel caso specifico “ragion politica”, ha indotto Andrea Cassani, sindaco di Gallarate nonché segretario provinciale della Lega, ad accettare la recente richiesta di Forza Italia di dare il benservito al vicesindaco Rocco Longobardi. A quanto ci risulta, una scelta che il primo cittadino ha preso obtorto collo, dopo varie insistenze della segreteria cittadina berlusconiana, per nulla convinto della necessità di privarsi del suo primo collaboratore, considerato fedele esecutore della linea amministrativa dettata dallo stesso sindaco.
Longobardi, com’è noto, è entrato in rotta di collisione con i nuovi vertici forzisti locali, finendo nelle spire di una partita funzionale alla leadership politica del partito a Gallarate e in provincia di Varese. E ha dovuto pagare pegno, nonostante il sostegno della componente che fa capo a Gianfranco Librandi che ha addirittura mosso i livelli più alti, a Milano e a Roma, per salvare il posto al vicesindaco. Senza successo, come abbiamo visto. Aprendo però una stagione di battaglie interne tra le schiere forziste in provincia, battaglie che ora sono soltanto all’inizio.
La vicenda politica gallaratese e l’atteggiamento remissivo di Cassani dimostrano che siamo entrati in picchiata nel clima pre elettorale: in primavera si vota in alcuni comuni di media e seconda fascia (Somma Lombardo e Luino i più importanti) e, tra poco più di un anno, si va alle urne a Varese, Busto Arsizio e Gallarate. Appuntamenti decisivi per il centrodestra. E per la Lega, che punta a candidature di prestigio soprattutto nel capoluogo. E’ così che il segretario provinciale dei salviniani non può rinunciare alla liaison con Forza Italia. Della quale, per il cammino amministrativo a Palazzo Borghi, potrebbe anche fare a meno: i voti dei due attuali consiglieri berlusconiani dell’assemblea civica non sono decisivi per la maggioranza.
Però, c’è un però da riferire alla coesione del centrodestra in funzione delle urne. In una simile ottica, diventa giocoforza sacrificare Longobardi e consolidare l’intesa con Forza Italia. Insomma, una “ragion politica” che si declina con la realpolitik di un esponente leghista di primo piano che ha necessità di tenere tutti uniti a centrodestra, soprattutto un partito, appunto quello forzista, che a Villa Recalcati dialoga già con il Pd e che, più volte, ha fatto balenare il sospetto che potrebbe prendere altre strade che portano lontano da certi estremismi sovranisti della Lega e dalle intransigenze politiche dei “patrioti” di Giorgia Meloni. Strade che avvicinano i moderati di centro, area politica che si attanaglia meglio alle convinzioni ideologiche della “nuova” Forza Italia. In un accavallarsi di supposizioni, rivelazioni e sciocchezze che definiscono la precarietà del sistema dei partiti anche nel Varesotto.
E’ ufficiale, Longobardi rimosso da vicesindaco di Gallarate. Pronta Simeoni
