LEGNANO – «Questo è l’appartamento che mi hanno consegnato dopo un anno e mezzo di attesa. Una cosa indecorosa. E dovrei pure sistemarlo a mie spese». Trattiene a stento la rabbia l’assegnataria di un alloggio popolare a Legnano che lo ha trovato nelle condizioni che si possono vedere nelle foto sopra e nel video in questa pagina. Infissi che definire malconci è un eufemismo, tapparelle rotte, porte divelte, muri e soffitti scrostati, sporcizia e persino calcinacci per terra: più che una casa dove vivere, sembra un edificio in demolizione o, quantomeno, destinato a una robusta sistemazione. Invece, è stato messo così com’era nella lista degli alloggi popolari da assegnare a chi ne fa richiesta.
Domanda presentata due volte per un errore
Dopo un anno e mezzo di attesa, la fortuna (si fa per dire) è toccata a una cittadina legnanese di 53 anni, che vive sola e ha una invalidità grave. Un anno e mezzo, e due bandi (il 2024 e il 2025), come spiega lei stessa: «Il primo è andato in niente perché il sindacato a cui mi ero rivolta per presentare la domanda ha sbagliato nell’indicare gli anni di residenza. Così, ho dovuto rifare tutto da capo una seconda volta, per poi essere ripescata dal primo bando quando è stato accertato l’errore». E questa si è rivelata la volta buona: la donna ha infatti ottenuto un alloggio nei caseggiati Aler in via Bissolati, al piano terra come richiesto per necessità oggettive. Ma non si è rivelato proprio quello agognato in questi anni.
Appartamento a pezzi
«Non funzionano neppure le cinghie delle tapparelle, cassoni e finestre sono in condizioni pietose, in pratica sarebbe tutto da rifare, pareti comprese. E poi c’è sporco dappertutto: non potevano dare almeno una parvenza di abitabilità a un appartamento simile?».
Purtroppo per lei, non è l’unica beffa a cui è andata incontro. «Ho un handicap fisico. Eppure, questo è tutto ciò che hanno saputo darmi».
«E dovrei pure pagare io per sistemarlo»
È evidente che, per rendere davvero abitabile l’appartamento nelle condizioni in cui l’ha trovato, serviranno diversi lavori e quindi spese. Indovinate chi se ne dovrebbe fare carico? «Ovviamente io, se solo potessi…» sospira. Come se non bastasse, gli impianti sono a norma ma le utenze sono ancora da allacciare perché la nuova inquilina non sa quali sono i suoi contatori, e neppure la cantina: nonostante i solleciti, nessuno glieli ha ancora indicati. E le utenze (riscaldamento ed elettricità) rimangono così inaccessibili.
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