Spirito olimpico, fin che dura

milano spirito olimpico

Le Olimpiadi dei potenti del mondo cominciano a Malpensa, nell’aeroporto di Milano, che però è in territorio di Ferno, Somma Lombardo e Lonate Pozzolo. Anche J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, avrà pensato di trovarsi a un tiro di schioppo dal Duomo e invece era in provincia di Varese. Non esattamente nella città che ospita, in condominio con Cortina, l’evento dei Cinque Cerchi, appuntamento mondiale inaugurato all’insegna dell’Armonia, tema della cerimonia d’apertura allo stadio di San Siro, a dispetto delle disarmonie in giro per il mondo.

Guardiamo a quelle americane: dieci aerei cargo, trecento persone al seguito, un corteo di una quarantina di auto: un enorme carrozzone a supporto del numero due della Casa Bianca. Un’organizzazione “armonica” per assicurare comodità e sicurezza al vice di Trump, un apparato che, da solo, avrebbe potuto mettere in piedi l’intero programma olimpico e invece è al servizio dell’ineffabile (e scomodo) ospite. Lui con tutti gli altri, che con la loro presenza benedicono l’avvio dei Giochi e, un po’, anzi un po’ tanto, scompigliano il quotidiano “caos calmo” di una città e di un territorio: strade chiuse, cittadini incazzati, disorientamento generale e, finalmente, gente che si stringe attorno alla fiaccola in viaggio per la Lombardia e, in modo simbolico quanto virtuale, accende lo spirito olimpico sinora diffusosi a fatica.

Si sa come vanno certe vicende, hanno sempre bisogno di una scintilla, di un motivo in più per risvegliare l’attenzione collettiva. Benché si tratti di Olimpiadi, non di una gara di bocce. Olimpiadi che per la prima volta si tengono in più località, tanto che i francesi, popolo che ama la grandeur, ci ha copiato per l’edizione del 2030. Segno che la scelta delle gare diffuse è vincente, più che averle raggruppate in un’unica sede. Un po’ per ciascuno, onori e oneri, applausi e disagi. Pur sempre una grande occasione di visibilità mondiale, mica pizza e fichi. Persino Gallarate, città comunque ai margini dell’evento, si è ritagliata un briciolo di notorietà con il discusso tedoforo Snoop Dogg, cantante rap famoso anche per la sua dimestichezza con l’erba, quella che si fuma. Manco fosse passato Napoleone, tutti a celebrare la “storica giornata” testimoniata via social in mezzo mondo.

Poi, è chiaro, si può discutere su cosa resterà a Milano, in Lombardia e in provincia di Varese delle Olimpiadi. Girano già conti economici strabilianti, ai quali bisognerà fare la tara. Per il momento c’è soltanto da godere dell’impatto mediatico da qui fino al 22 febbraio, due settimane alla grande per far conoscere l’intraprendenza organizzativa e creativa italica a tutto tondo. Perché si sa, fino all’ultimo si combatte con i lavori da concludere, i finanziamenti che non bastano mai, le polemiche, i menagramo e i gruppi del “no” a prescindere (“A Milano non c’è neanche la neve”). Ma poi, si viaggia a mille all’ora. Era già accaduto con Expo 2015, arrivati all’inaugurazione col fiato corto e, a conclusione, con la soddisfazione per il successo ottenuto. Siamo in Lombardia, siamo in Veneto: i presupposti ci sono, eccome, perché vada tutto come deve andare. Insomma,  “ghe sem” per dirla con Attilio Fontana, primo sponsor olimpico, entusiasta che “il mondo guardi al modello lombardo”. Né bisogna essere schierati dalle parti del nordismo dei duri e puri per crederci davvero. Noi, nel nostro piccolo, ci crediamo.

milano spirito olimpico – MALPENSA24

 

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