L’incredibile storia di Diana Bitu. Dal regime di Ceausescu alla Busto del basket

Diana Bitu Busto basket
foto Museo del Basket Milano

BUSTO ARSIZIOAl raduno della Ibici del 1983 mancava solo lei. Diana Bitu. Oggi vive in Spagna. Come Kathy Andrykowski aveva promesso un collegamento telefonico, poi saltato per ragioni familiari. Una storia incredibile quella di Bitu. Che l’ha portata a fuggire dalla Romania di Ceausescu per arrivare a Busto Arsizio a giocare a basket. E a cercare la libertà.

Fuga per la vittoria

Octaviana “Diana” Bitu ha vissuto una vita che meriterebbe la sceneggiatura di un film. Bitu (ma si legge Bizu) aveva incominciato a giocare tardi a pallacanestro, a 22 anni, essendo alta quasi 190 centimetri (una rarità per l’epoca). Da qui la decisione di abbandonare il kayak, che peraltro praticava con modesti risultati e gli studi di medicina. La sua vita cambia radicalmente. Vince due scudetti nel Rapid Bucarest (“pivot dai gomiti aguzzi” la ricordano compagne e avversarie) e gioca gli Europei con la Nazionale rumena. Poi la decisione di fuggire dal regime di Ceausecu. E di cercare la libertà. Come? Nel 1970 si stanno disputando gli Europei di Rotterdam. Durante un pranzo, Diana chiede il permesso di andare nel bagno del ristorante. Invece si cala dalla finestra e fugge al più vicino commissariato di polizia chiedendo asilo politico.

L’avventura in Italia

Dopo un periodo da apolide riesce a trasferirsi in Italia. Qui incontra l’arbitro Elio Levi. Lo sposa e acquisisce la cittadinanza. E naturalmente gioca a basket. Prima con l’Elettrocondutture Milano (senza poter esordire in campionato). Poi il Geas Sesto San Giovanni (da straniera). Quindi la Standa Milano, dove vince la classifica assoluta dei marcatori nel 1975/76. Si narra che coach Zigo Vasojevic le concedesse quello che negava alle altre giocatrici: poteva fumare negli spogliatoi e bere il vino a tavola prima delle partite. E parlava senza peli sulla lingua (“mi chiamo Bizu, come cazzu” avrebbe detta scocciata allo speaker di un palazzetto che continuava a sbagliare la pronuncia del suo nome nel corso di una partita). Brunetto Arrigoni, all’epoca CT in rosa, a 38 anni la convocò in Nazionale, dove riuscì a disputare quattro partite segnando 25 punti.

L’arrivo a Busto Arsizio

Dopo la Standa Milano addio al basket? Neanche per sogno. Prima diventa mamma di Daniele. Poi, a 40 anni, arriva a Busto Arsizio: gioca nella “famosa Ibici Busto del 1983” e vince il campionato di A-2. Nel 1987 si trasferisce in Spagna con la famiglia, dove vive tuttora.

Giocatrice del mondo

Diana Bitu è tra le pochissime cestiste ad aver vestito la maglia di due Nazionali diverse. Alta, bella, bionda e fumatrice. E giocatrice di basket. Da far girare la testa agli uomini. Per l’epoca è stata un simbolo di emancipazione. E di libertà. Tanto da scappare da una finestra del ristorante (chissà che finestra era per fare passare lei, alta un metro e novanta) per cercare la libertà. La sua storia è stata la sceneggiatura di un film. Anzi, un romanzo. A lieto fine.

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