BUSTO ARSIZIO – “Finalmente a casa”: l’assessore Paola Reguzzoni, con la sua famiglia e gli amici, è rientrata a Busto Arsizio ieri, domenica 8 marzo, dopo una settimana nell’inferno di Dubai, l’Emirato Arabo preso di mira dai droni e dai missili iraniani dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente. «Ci siamo autogestiti, all’italiana, con pochissime indicazioni ufficiali – rivela Paola Reguzzoni – i droni? Si sentivano i botti. È un’esperienza che tra un po’, ripensandoci, ci strapperà un sorriso. E ai colleghi di giunta avevo detto che con la mia assenza il caso del rimpasto si sarebbe risolto da solo…».
Paola Reguzzoni è atterrata a Bergamo con un volo FlyDubai, la compagnia low cost con cui era partita dall’Italia: «Traslato di un giorno rispetto a quello del biglietto. Inizialmente programmato per mezzogiorno, poi posticipato alle 18, infine decollato a mezzanotte con un ritardo che cresceva di ora in ora in base alle allerte missile che si succedevano, ben cinque solo mentre eravamo in aeroporto – racconta l’assessore – potete immaginare lo spirito con cui siamo saliti sull’aereo. Il volo ha fatto il giro lungo, è stato dirottato su Il Cairo, ma alla fine l’importante è essere a casa. E all’atterraggio tutti i passeggeri hanno ringraziato la pilota indiana che si è presa il rischio di volare nonostante i missili e i droni in arrivo su Dubai».
Non proprio la vacanza che si poteva immaginare alla vigilia… «Siamo arrivati nella notte tra il 27 e il 28 febbraio, come il ministro Crosetto – racconta Paola Reguzzoni – avevamo prenotato con largo anticipo e, pur essendo registrati sul portale dei viaggi all’estero, non abbiamo ricevuto nessun avviso critico né prima, né durante, né dopo. L’unica indicazione al numero di emergenza è stata di stare al chiuso in edifici sicuri, senza sapere quali, e a cinque metri dalle finestre, in una camera d’albergo che non arrivava ai cinque metri di larghezza. Così ci siamo autogestiti, d’altra parte gli italiani in questo sono straordinari».
Come? «Sentendo gli altri turisti ed evitando le zone che potevano essere più sensibili e i posti strategici. Aeroporto, porto, il consolato americano che poi è stato colpito, i grattacieli più in vista e le attrazioni principali che comunque sono state chiuse – racconta l’assessore bustocca – il primo giorno ci hanno suggerito di andare al mare, ma subito dopo hanno chiuso anche le spiagge, per cui per tre volte siamo andati nel deserto perché ci sembrava il modo migliore per stare lontano dagli edifici più a rischio. Almeno lì non arrivavano le sirene e gli alert. Anche perché, con una bambina da non traumatizzare, dovevamo cercare di condurre una vita il più possibile normale».
Però i droni e i missili si sentivano: «Si vedevano le scie della “contraerea” e si sentivano i botti, meno forti quando intercettavano i droni, e si vedevano le esplosioni rosse in cielo. Poi al mattino arrivava il bollettino, con il numero dei droni in volo, di quelli abbattuti e di quelli “caduti al suolo”. Non si sa dove. Perché a Dubai la libertà di stampa non c’è». Infatti Reguzzoni rivela che nell’Emirato vige il «divieto di divulgazione delle immagini di droni e missili, pena l’arresto e una multa salatissima: è stata una delle poche comunicazioni ufficiali che abbiamo ricevuto. Si possono far circolare solo video di Dubai sicura. Per questo vivevamo il contrasto surreale tra le informazioni eccessivamente preoccupate in arrivo dall’Italia e quelle eccessivamente ottimiste sentite lì».
Poi ci sono due aspetti «brutti» che Paola Reguzzoni ci tiene a evidenziare. Da un lato, «la speculazione sulla paura» nei giorni del blocco dei voli. «A noi hanno chiesto 1000 euro aggiuntivi (in totale, per sette persone) di sovrapprezzo per i bagagli, ma siamo tornati con il biglietto aereo che avevamo prenotato – rivela, contrariamente alla nota cantante BigMama che, rimasta bloccata mentre faceva scalo a Dubai, sarebbe rientrata a sue spese – ma giravano offerte di biglietti dai 7 ai 10mila euro a persona per rientrare, e persino un charter da 2500 euro a persona proposto dalla Farnesina». E poi «l’invidia» di certi commenti social, che fa da contraltare ai tanti messaggi di solidarietà ricevuti: «Secondo certi haters a Dubai ci vanno solo i ricchi ma in realtà a me la vacanza è costata come in Riviera Romagnola. E i veri ricchi il giorno dopo lo scoppio della guerra erano già in Italia».
Tra i bloccati a Dubai c’è l’assessore di Busto Paola Reguzzoni. «Surreale»
