Oltre il trauma del femminicidio: due borse di studio per gli orfani speciali

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Iniziano la loro vita con un vuoto improvviso e violentissimo. Sono i figli che restano dopo un femminicidio, orfani due volte perché perdono la madre per mano del padre. Spesso sono stati testimoni diretti della violenza, portando con sé traumi neurobiologici che segnano lo sviluppo cerebrale e psicologico. Per non lasciare queste ferite nel silenzio, oggi. 9 marzo, in Regione Lombardia sono state presentate due borse di studio promosse da Onisos (Osservatorio Nazionale Indipendente sugli Orfani Speciali) e realizzate grazie al contributo della Fondazione Bambini nel Cuore.

Le borse di studio, un’opportunità per una vita da ricreare

Il lavoro, affidato a due psicologhe ricercatrici, punta a dare risposte concrete a una realtà che i numeri faticano ancora a intercettare pienamente. Nel 2024 sono state presentate istanze per 86 nuovi orfani, un dato in crescita rispetto ai 75 del 2023 e ai 44 del 2020. Nonostante l’esistenza di un fondo ministeriale di oltre 11 milioni di euro, solo una piccola parte viene erogata, segno che la misura è ancora poco conosciuta dalle famiglie affidatarie. “Esprimo il mio apprezzamento per l’alleanza sociale che Onisos, Telefono Donna Italia e la Fondazione Bambini nel Cuore hanno saputo costruire”, ha dichiarato Elena Lucchini, assessore regionale alla Famiglia e Pari opportunità, sottolineando come l’obiettivo sia “assicurare loro un aiuto economico attraverso un contributo che verrà erogato previa presentazione di un progetto individuale di presa in carico”. La ricerca scientifica diventa così uno strumento di protezione. “Queste borse di studio non sono solo un riconoscimento accademico, ma rappresentano un investimento concreto nella conoscenza e nella responsabilità collettiva verso gli orfani speciali”, ha spiegato Stefania Bartoccetti, presidente di Onisos. Le indagini si concentrano proprio sull’impatto della violenza assistita, un tema che per Carla De Albertis, presidente della Fondazione Bambini nel Cuore, riguarda “sempre più il futuro della nostra società”, rendendo necessari “dati certi e indicatori scientifici per costruire interventi di prevenzione”. Dietro i dati ci sono percorsi di cura complessi. Paola Aquaro e Fulvio Palmieri, responsabili scientifici del progetto, hanno ricordato che “sostenere la ricerca significa dare dignità e profondità al lavoro clinico e sociale”, mentre Valentina Di Mattei, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, ha evidenziato come “il contributo degli psicologi sia centrale per aiutare questi minori a dare senso a ciò che è accaduto e accompagnarli in percorsi di resilienza”.

L’IA per analizzare il drammatico fenomeno

L’incontro, a cui ha partecipato anche il viceprefetto di Milano Sabrina Pane, ha confermato come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale stia permettendo analisi sempre più precise: negli ultimi cinque anni si contano 183 orfani di crimini domestici, con una media di 40 nuovi casi ogni anno. L’impegno finale è quello di trasformare queste evidenze in politiche attive, affinché il sostegno a questi bambini e alle loro famiglie affidatarie non sia solo un’intenzione, ma una presenza costante sul territorio.

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