Il primo voto a Gallarate: 80 anni fa anche le donne sceglievano il sindaco Buffoni

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Foto di repertorio

GALLARATE – Donne, storia, voto, libertà. Iniziava un’era, ottant’anni fa. Era il 1946, a fine marzo: si cominciava a respirare l’aria di primavera a Gallarate, quella primavera che ha il profumo della (ri)nascita. E della nascita di un diritto fondamentale: l’espressione della propria opinione alle urne. Una storia che parla di un mondo che cambia, si evolve e fa finalmente spazio anche alle donne per permettere loro di rivendicare il proprio libero pensiero. È successo anche in città, dove hanno partecipato in maniera attiva all’elezione del sindaco Francesco Buffoni – già deputato del partito socialista, prima dell’avvento del fascismo – sostenuto da un fronte popolare allargato.

Le donne al voto

Se ne parlerà con la sezione cittadina del Partito Democratico, in un incontro organizzato insieme ad Anpi. L’appuntamento è per sabato, 14 marzo, alle 10.30, nella Sala Impero di via Ugo Foscolo. E rientra nel più ampio ciclo di appuntamenti che la sezione dem gallaratese ha già lanciato a gennaio. Lo spiega la segretaria cittadina del Pd, Anna Zambon: «Il mese scorso ci siamo già ritrovati per affrontare il tema del referendum sulla giustizia», racconta. «E questa volta si discuterà del primo vero voto delle donne a Gallarate». Un evento storico, che risale a 80 anni fa: era il 24 marzo del 1946. Contestualmente a ciò che stava accadendo a livello nazionale, in città si sarebbe votato per le Amministrative. E alle urne si presentarono anche le donne.

La storia di Gallarate

Il motivo dell’incontro è chiaro. È una necessità: «Uno sguardo sul passato con un occhio critico al presente», dice Zambon. «Un incontro per riscoprire il clima, il contesto e gli avvenimenti di quelle settimane storiche». Ne parlerà l’ex assessore Angelo Bruno Protasoni: «È un esperto della materia, conosce gli anni della resistenza gallaratese e bustocca e darà un taglio storico alla presentazione di quel periodo». E ci sarà anche Guja Baldazzi, presidente dell’Anpi gallaratese: «Si concentrerà sull’oggi e sulla partecipazione delle donne», con uno spaccato che fa riferimento ai tempi moderni – sia da un punto di vista politico che sociale – e all’eredità raccolta da quel diritto guadagnato.

La prima volta dopo la Liberazione

Infatti, la primissima volta che le donne poterono esprimere il proprio voto non fu per il referendum del 2 giugno del 1946, per decidere tra la monarchia e la repubblica. Ma qualche mese prima, per le Amministrative che si tennero tra marzo e aprile. Si votò in 5.722 Comuni, in quella primavera. E in altri 1.383 in autunno. In provincia di Varese, nei primi giorni di febbraio vennero depositate le liste elettorali nelle varie segreterie comunali, annunciando il calendario delle elezioni. Era ufficiale: si andava a votare dopo la Liberazione dalla dittatura. Tra cui a Saronno (il 17 marzo, la prima città chiamata alle urne), Busto Arsizio (il 31 marzo), Varese (il 7 aprile). E, appunto, a Gallarate, che si infilò lì in mezzo: il 24 marzo. Ci fu un’ampia affluenza, sfiorando il 90%. E, in alcuni casi, la presenza femminile superò quella maschile. Lo dimostrano Saronno (con Celeste Ceriani con una lista unitaria della sinistra e Giovanna Rozza per la Dc), Sumirago (con la socialcomunista Jolanda Ermoli Arnaud), Vizzola Ticino (Lucia Berarducci, di sinistra) o Casorate Sempione (con Lina Camieri Parolo per la Dc). E ancora: Casale Litta, Lavena Ponte Tresa, Gemonio, Valtravaglia, Montegrino, Valganna. Tutti Comuni con una rappresentanza femminile eletta.

Le prime due donne elette a Gallarate

A Varese venne eletto il socialista Luigi Cova, sostenuto da un’alleanza coi comunisti. Anche a Busto Arsizio salirono al governo i socialcomunisti. Mentre, a Saronno la Democrazia Cristiana continuò ad avere la maggioranza.
A Gallarate, Buffoni salì al governo – succedendo al sindaco della Liberazione, il repubblicano Luigi Fabbrini – con una coalizione di sinistra formata da socialisti, comunisti, repubblicani e azionisti (la Dc corse da sola e ci fu una quarta lista formata dai liberali e da alcuni indipendenti). Vennero elette due donne in città: Olga Tonini Gasco per i socialisti e la comunista Piera Mirata. Ed eccolo lì, l’inizio di una nuova era. Per Gallarate e non solo.

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