Varese, il rapper di via Como al Miv. «La società non aiuta e si commettono i reati»

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Zed, il rapper del video di via Como, sul palco del Miv di Varese

VARESE – Il rapper di via Como è salito sul palco del Miv di Varese, che ha ospitato questa mattina – giovedì 12 marzo – la prima tappa del progetto “Non esistono ragazzi cattivi. Cultura del rispetto: dialogo tra generazioni”, un tour di incontri rivolto ai giovani promosso da Regione Lombardia e associazione Kayros. Prima si è esibito sulle note della sua canzone Il passato – 150mila visualizzazioni su YouTube in meno di un mese – e poi ha risposto alle domande dei ragazzi (qui sotto il video).

Il video di via Como

Zed, questo il suo nome d’arte, ha fatto parlare di sé in città con l’ormai famoso video girato una sera di gennaio quando un gruppo di ragazzi ha bloccato via Como per registrare la clip della canzone “Delinquenza”. Un episodio diventato un caso politico e che ha riacceso l’attenzione sulla sicurezza in zona stazioni. Solo settimana scorsa il questore di Varese ha emesso otto fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel Comune per due anni nei confronti di alcuni giovani coinvolti nell’episodio. Di cui Zed oggi non ha parlato sul palco del Miv. Ma rispondendo alle domande poste dagli studenti presenti nel pubblico ha voluto raccontare un pezzo della sua storia personale. «Arrivi a fare reati perché la società non ti aiuta, non fa nulla. I professori nei film ti aiutano, io quando ero alle superiori facevo il pazzo. Ho provato adrenalina ed ero felice quando avevo i soldi, ma poi ho provato vergogna e tristezza per mia mamma. Ora sono fiero che lei sia orgogliosa di me». E poi ancora: «Se ti danno del maranza devi cercare di fare l’opposto e dimostrarlo coi fatti». Ma ha parlato anche – e soprattutto – con la sua canzone in cui racconta di come è cresciuto a Malnate: «Forse sarà più bello domani, mi farò due risate sul mio passato. Non rimpiango nemmeno uno sbaglio: il passato è passato».

Caruso: «La prossima volta i permessi»

L’iniziativa di oggi, che ha visto salire sul palco altri giovani – ciascuno con la sua testimonianza – è stata voluta dall’assessore alla cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso, che al termine della mattinata ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno portato la propria voce. Per poi rivolgersi proprio a Zed (qui sotto il video). «Hai fatto una canzone bellissima: mi ha riempito il cuore il fatto che tua mamma adesso è orgogliosa». Ma poi una tirata di orecchi, tornando sull’episodio di via Como: «La prossima volta magari chiediamo i permessi prima di girare: le regole sono importanti». 1300 gli studenti presenti, delle scuole superiori medie del territorio.

Le altre testimonianze

Sul palco anche la testimonianza di alcuni ragazzi che hanno frequentato la comunità Kayros, come Lamine, originario del Senegal e arrivato in Italia dalla Libia. A Vimodrone ha salvato quattro persone da un incendio. «Io sono stato salvato quando sono arrivato col gommone, quindi ho voluto fare anch’io qualcosa di bello», ha raccontato. E poi Massimiliano Simari, diventato noto sui social con la pagina Massi e Mino, con 12 milioni di follower tra TikTok e le altre piattaforme. «Da piccolo venivo preso in giro perché la mia famiglia era povera. Poi alle medie sono diventato io il bulletto e mi esprimevo con la violenza. Fino ad arrivare a commettere reati perché non volevo essere escluso. Questo mi ha portato al carcere minorile e poi in comunità». Ai ragazzi ha poi detto che i social sono un’arma a doppio taglio. «È facile diventare famosi ma meno rimanerlo. Io cerco di trasmettere qualcosa nei miei video».

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Don Burgio con i ragazzi di Kayros che hanno portato la loro testimonianza sul palco

Il messaggio di Don Burgio

Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria e fondatore e presidente di Kayros, ha spiegato come è nata l’associazione, che dal 2000 accoglie minori problematici. «Facendo il prete in periferia a Milano arrivavano nel mio oratorio tanti ragazzi “scassati” che mi chiedevano aiuto e cibo. All’inizio li inviavo ai servizi sociali, poi però ho deciso di impegnarmi e mettermi in gioco insieme ad altri giovani e abbiamo aperto la prima casa. Poi nel giro di 5 anni ne abbiamo aperte 10 fino ad arrivare alla sede di Kayros. Bisogna partre dalla realtà, da quello che vedi: non si può sempre stare indifferenti. Negli anni ci sono stati episodi brutti: di alcuni ragazzi ho celebrato il funerale. Altri sono partiti per l’Isis. Non è stata una scelta facile ma è stata anche un’avventura bellissima».

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