BUSTO ARSIZIO – Un tributo a Busto Arsizio, a BA Classica e a Giovanni Mazzucchelli. Prestigiosa la firma: Ramin Bahrami, uno dei massimi interpreti di Johann Sebastian Bach, che sabato 14 chiuderà il festival musicale che da nove anni si segnala come una delle manifestazioni musicali più importanti del panorama concertistico nazionale. Un appuntamento della cultura musicale che ospita artisti di livello internazionale e nuovi talenti. Organizza l’associazione “Giochino Rossini”, guidata da Mazzucchelli, qualcosa più di un appassionato, non foss’altro perché è nel board di una famosa casa di produzione musicale e, soprattutto, perché ama la sua città, Busto Arsizio.
L’impegno di Giovanni Mazzucchelli
Non a caso il Corriere della Sera ha dedicato, nell’edizione del 12 marzo, una pagina intera a BA Classica, intervistando Bahrami che elogia fra l’altro il commendevole impegno di Mazzucchelli. Nell’articolo, a firma di Enrico Parola, il grande pianista afferma: “Questo festival è un esempio: in mezzo a tanti colleghi che lanciano slogan ma non fanno nulla, Mazzucchelli, faticando tanto, ha osato creare un’oasi di cultura e bellezza in una città storicamente dedita all’industria (…). Lui ha scommesso sulla sete di bellezza che c’è in ogni uomo, e sulla potenza anche educativa dell’arte. Io ho sposato subito la causa, sono un idealista come lui”.
Baharami ricorda di essere stato nominato cittadino onorario di Busto, un riconoscimento da parte dell’amministrazione civica che l’ha premiato per avere sempre accettato l’invito a suggellare con la sua presenza BA Classica. Peraltro, il Comune patrocina fin dall’inizio le proposte della “Rossini”. In prima linea c’è, accanto al sindaco Emanuele Antonelli, l’assessore alla Cultura Manuela Maffioli, inesauribile nel creare e sostenere eventi di richiamo e di alti contenuti. Quasi un unicum in Lombardia.
La preghiera silenziosa della musica
Nell’intervista del Corriere, non potevano essere eluse domande sull’Iran, la nazione d’origine di Bahrami. Un richiamo inevitabile e di preoccupazione “al fratello rinchiuso in casa a Teheran, dove i cieli sono sorvolati da strumenti di morte. Le morti di quelle giovani ragazze sono una tragedia, la guerra è un orrore, ma da 47 anni il regime degli ayatollah semina orrore e terrore, indisturbato e con la connivenza anche di politici e Occidente. Il popolo iraniano ha fame e sete di normalità”. Poi, nel terribile contesto di guerra, c’è “la preghiera silenziosa della musica, e ci sono le preghiere che possiamo fare attraverso la musica di Bach”. Sabato sera al Teatro Sociale, il programma che chiude il festival prevede l’integrale delle Toccate di Bach. “Imprevedibili, spiazzanti, travolgenti, sono lo specchio del mondo che ci circonda” chiosa l’artista. Un concerto da non perdere.
A Busto «dieci giorni di musica non stop»: BA Classica al via tra gli applausi
