Sanità, dopo le parole servono soluzioni

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Tre gorni di dibattito a Ville Ponti di Varese per gli Stati Generali della Sanità

L’incontenibile e onnipresente Emanuele Monti, presidente della commissione Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia, nonchè esponente del board di Aifa (Agenzia del farmaco), è il regista della massiccia adunata a Varese di esperti per discutere di sanità. Tre giorni, da giovedì 19 a sabato 21 marzo, con ministri, presidenti di Regione, assessori, direttori di Ats e Asst, operatori sanitari e stakeholder attorno al tema “Economia della salute. Stati Generali”. Un appuntamento di rilievo per discutere questioni fondamentali per la sostenibilità del sistema, benché per nulla popolari, appunto riservate ai tecnici e ai politici.

C’è da dire, come avverte l’introduzione al massiccio programma degli interventi, che negli ultimi anni “l’economia della salute è diventata una priorità strategica per il Paese: la  crescita della spesa pubblica sanitaria, insieme all’aumento della spesa privata, sta mettendo sotto pressione l’equilibrio del modello universalistico e incidendo in modo crescente sui bilanci nazionali e, soprattutto, su quelli regionali chiamati a garantire l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in un contesto di risorse limitate e di crescente domanda di cura”. Per uscire dal linguaggio tecnico/burocratico, la spesa sanitaria sta esplodendo e, mai come in questo momento, serve“rafforzare i meccanismi di coordinamento tra livello nazionale e regionale ripensando strumenti di finanziamento, governance e utilizzo delle risorse”.

Se non abbiamo inteso male i contenuti dell’arzigogolo sintattico della presentazione agli Stati Generali, c’è bisogno di soldi. E c’è urgenza di trovarli per non far saltare il sistema. In un quadro complessivo dove si inseriscono le delicate e complesse questioni del cosiddetto payback farmaceutico, clausole di salvaguardia, fondo per i farmaci innovativi, revisione del prontuario farmaceutico e altri argomenti che non sono certamente di facile approccio per chi, come noi, non conosce la materia. E, per tirare in scena problemi meno alti ma più pratici, della quotidianità collettiva, vorrebbe che si risolvessero prima di tutto certi vulnus sanitari che toccano più da vicino i cittadini.

Si sa che senza risorse non si va da nessuna parte. Prendiamo la Lombardia. Sul versante sanitario la nostra Regione offre diverse eccellenze, alcuni suoi ospedali sono addirittura ai vertici delle classifiche europee. Eccellenze accanto a criticità riconosciute e fonte di inefficienze e disfunzioni: liste d’attesa, difficoltà di accesso, pronto soccorso intasati, fatica delle professioni, carenze di organico e tutto quanto limita l’erogazione dei servizi e delle cure. Per giunta, oltre due milioni di lombardi nello scorso anno hanno dovuto rinunciare a curarsi per tempi troppo lunghi o costi eccessivi.

E’ su questi temi che la politica dovrebbe, anzi, deve dare risposte. Anche attraverso i convegni di alto livello, con la presenza di ministri e sottosegretari (a Varese da giovedì ne sono attesi parecchi), con le proposte di chi conosce il settore, vi lavora e contribuisce alla sua stabilità. Ma dopo le parole servono i fatti, per escludere il rischio che simili appuntamenti diventino soltanto una passerella, tra l’altro con una connotazione politica precisa. Il che non è un problema, se si riuscisse a definire un percorso e delle soluzioni vere. Fissando il concetto che la credibilità delle istituzioni passa anche dall’offerta di salute.

Stati Generali della Salute, a Varese sfilata di ministri e presidenti di Regione

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