È più facile che stravinca piuttosto che vinca. Dire che Tadej Pogacar sia l’uomo da battere alla Milano-Sanremo è persino riduttivo. Certo ci saranno soprattutto Ganna e Van Der Poel che cercheranno di rendergli la vita dura, ma lo sloveno sembra pronto a scrivere una nuova pagina di storia del ciclismo. Ciò che mi incuriosisce di più è cercare di prevedere, di immaginare, come l’iridato possa trionfare, ovvero dove sferrerà l’attacco decisivo, e come ha costruito la sua forma che, c’è da scommetterci, sarà spaziale.
Partiamo dal secondo punto. Pogacar si presenta al via con un avvicinamento strano, inusuale: quasi 5 mesi senza correre (145 giorni, ultima gara 2025 Il Lombardia l’11 ottobre), quindi Strade Bianche (con vittoria) il 7 marzo in una corsa relativamente breve, quasi cento chilometri meno della Sanremo, e altre due settimane senza gare prima della Classicissima. In genere, sia nel ciclismo ma pure negli altri sport, c’è sempre un avvicinamento graduale al grande appuntamento. Esiste una fase di preparazione con impegni sempre più elevati per arrivare al top nel giorno X.
Come riesce lo sloveno a prepararsi al ritmo gara solo con gli allenamenti? Certo sappiamo che si allena “dietro moto” con il suo amico Bonifazio, ma più interessante sarebbe sapere con quali metodologie si prepara. Quali sono i nuovi principi alla base di questa metodica rivoluzionaria che evidentemente nessuno conosce o perlomeno che nessuno applica? Quali sono gli studi che hanno portato a questa scelta?
Prendiamo a esempio i grandi rivali dello sloveno. Van der Poel, il suo avversario numero uno, sarà al via con 8 giorni di gara, 1.373 chilometri. Filippo Ganna, si attaccherà il numero sulla schiena per la 13a volta in stagione, con già nelle gambe 1.839 chilometri.
Cerchiamo ora di capire come Pogacar vincerà la Sanremo. La maggior parte degli esperti è propensa a credere che lo sloveno s’involerà sulla Cipressa dopo avere sfruttato il lavoro dei suoi compagni sui Capi e il forcing imposto dal compagno Del Toro nel primo tratto della salita.
Questa salita, il cui vero nome è Costa Rainera, è stata inserita nel percorso della Classicissima nel 1982. Da allora nessun corridore è mai riuscito ad andare in fuga solitaria e conquistare il successo. Lo scorso anno Pogacar, Ganna e Van der Poel sono passati con lo stesso tempo record: 9 minuti netti con il gruppo disperso. Non è difficile prevedere che questo tempo venga abbassato anche in misura considerevole. Lo sloveno e l’olandese hanno buttato lì che l’obiettivo è abbattere il record di un minuto. Spero non succeda perché sarebbe difficile, se non impossibile, spiegare una performance di quei livelli. Però che ai 9 minuti diano una bella limata è più che probabile.
Se Pogacar dovesse scollinare in solitario con un vantaggio superiore ai 30 secondi la corsa probabilmente sarebbe probabilmente finita. C’è un corridore però che potrebbe, se si salvasse, cambiare il finale: Joshua Tarling, l’inglese della Ineos di Ganna, che alla Parigi-Nizza ha dimostrato una forma superlativa. Tarling potrebbe aiutare Ganna in un feroce inseguimento sull’Aurelia. Dalla fine della discesa dalla Cipressa all’imbocco del Poggio ci sono una quindicina di chilometri che potrebbero rivelarsi decisivi, specie se ci fosse vento contrario. A collaborare con gli Ineos potrebbe esserci la Visma per Van Aert e Jorgenson, la Red Bull con Roglic e Pellizzari e Philipsen con VdP. Ma forse questo è fantaciclismo perché a Costa Rainera questi corridori rischiano di passare quando Pogacar ha già dimostrato che la corsa è finita.
Non sortisse l’azione decisiva sulla Cipressa, i big si giocherebbero tutto sul Poggio. Lo scorso anno lo sloveno sferrò l’attacco negli ultimi 1.600 metri volati con 530 watt. Ganna, quasi 15 chili più pesante, scatenò 540 watt e perse 8 secondi. Andassero più forte rischierebbero il decollo prima di imboccare la curva a sinistra che immette sulla complicata discesa. VdP e Pogacar nel 2025 scesero in 3’22”, Filippo 7 secondi più rapido.
In volata, invece, il campione del mondo è meno veloce, sulla carta, dei due suoi avversari. Ecco perché, per conquistare questa corsa che lui ha valutato più importante del sesto Tour de France (e ha ragione), Tadej vorrà, o dovrà, arrivare solo. Poi c’è il gusto dell’impresa e quella voglia smisurata, irrefrenabile e ingorda di volere riscrivere la storia. Di cercare l’impresa assoluta. L’impresa alla Fausto Coppi che nel 1946 scappò sul Turchino e volò fino a Sanremo, 147 chilometri, in solitario. Alla radio, Nicolò Carosio, pronunciò la famosa frase: “In attesa del secondo arrivato trasmettiamo musica da ballo”. Il francese Teisseire arrivò a 14′. Certo sono passati ottanta anni, era un altro ciclismo, ma questo Pogacar… può tutto. Intanto, visto che lo sloveno ci ha abituato a fughe che parevano impossibili, è bene ricordare che il suo assolo più lungo, coronato dal successo, è stata alle Strade Bianche 2024: 81,1 km.
Infine un altro dato statistico: l’ultimo a trionfare nella Classicissima in maglia iridata fu Giuseppe Saronni: era il 19 marzo 1983. Guido Bontempi, secondo, arrivò 44 secondi dopo.
