Il Centenario. Francesco Pellicini ricorda Fo: «Basta tirargli la giacchetta»

Francesco Pellicini e Dario Fo

LUINO – «Rendiamo onore al centenario della nascita di un grande artista, ancora oggi attuale e geniale e, purtroppo, spesso è tirato per la “giacchetta” dalla politica. Dario Fo, laghèe che ha “respirato” l’aria del nostro lago, era già “un grande” prima ancora di diventarlo».

Chi parla è Francesco Pellicini, attore dei Legnanesi e artista luinese, ma anche direttore artistico del Teatro Nuovo Cannobio, del Festival dei Laghi e del Festival della comicità – giunto quest’anno alla ventesima edizione – ricorda il maestro.

Nato a Sangiano e cresciuto tra Luino, Germignaga, Maccagno e le sponde lombarde del Verbano. «La sua infanzia – racconta Pellicini – l’ha trascorsa qui per “colpa” del padre che era capostazione proprio a Luino. Inutile dire quanto Dario Fo sia stato importante nella mia formazione. Stiamo parlando di una figura artistica mastodontica. Era uno scenografo meraviglioso, un grande scrittore di testi, l’incarnazione della vittoria della fantasia su tutto, oltre che inimitabile nel far parlare il linguaggio del corpo. Era talmente grande che a volte ci si sofferma troppo sugli aspetti non artistici di Fo. Invece io sono fortemente convinto che si debba scindere e distinguere l’uomo dall’artista, per cogliere tutto ciò che ci ha lasciato sul palcoscenico e comprendere fino in fondo la sua irripetibile unicità».

L’anniversario

A cento anni dalla nascita di Dario Fo, l’Italia celebra uno dei suoi artisti più irriverenti e influenti del Novecento.

Nato il 24 marzo 1926, Fo ha attraversato decenni di storia culturale portando in scena una satira pungente e profondamente politica. Attore, autore e regista, ha saputo fondere tradizione popolare e sperimentazione teatrale con uno stile unico. Il suo lavoro si ispira ai giullari medievali, reinterpretati in chiave moderna per denunciare potere e ingiustizie.

Tra le opere più celebri spicca “Mistero Buffo”, manifesto del suo teatro giullaresco e provocatorio. Nel 1997 gli viene conferito il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento che consacra la sua carriera a livello internazionale.
La motivazione sottolinea la sua capacità di “emulare i giullari medievali nel dileggiare il potere”.

Il ruolo di Franca Rame

Accanto a lui, per tutta la vita artistica, la compagna e collaboratrice Franca Rame. Insieme hanno dato voce a un teatro impegnato, spesso scomodo, sempre attuale. Fo non ha mai smesso di interrogare la società, affrontando temi come corruzione, guerra e diritti civili.

La sua cifra stilistica resta un linguaggio diretto, corporeo, capace di parlare a tutti. Anche fuori dai palcoscenici, è stato protagonista del dibattito pubblico italiano. A dieci anni dalla sua scomparsa, il suo lascito continua a influenzare nuove generazioni di artisti. Dario Fo resta una voce libera, simbolo di un teatro che non smette di interrogare il potere.

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