LONATE POZZOLO – Il doppio intervento sul Decreto Bollette e sulla Transizione 5.0 restituisce una fotografia chiara della fase economica italiana: una stagione ancora segnata dall’urgenza, ma che prova a costruire strumenti più strutturali per la competitività. Nelle parole di Francesco Carbone, dirigente di Fratelli d’Italia in provincia di Varese ed esperto in politiche energetiche, emerge una linea precisa: da un lato il sostegno immediato a famiglie e imprese, dall’altro la necessità di politiche industriali capaci di incidere nel medio-lungo periodo. Un equilibrio delicato tra gestione dell’emergenza e visione strategica, che chiama in causa il nodo centrale dell’economia italiana: energia e produttività.
Un paracadute necessario
Il via libera della Camera al Decreto Bollette rappresenta, secondo Carbone, “un intervento necessario”, in grado di “dare una risposta immediata a famiglie e imprese che oggi stanno ancora pagando il prezzo di una crisi energetica che non è del tutto superata”. Le misure introdotte – dai bonus alle famiglie all’innalzamento delle soglie Isee, fino ai crediti d’imposta per le imprese energivore – vengono definite “misure concrete” capaci di garantire “un sollievo reale nell’immediato”.
Ma il giudizio si fa più articolato quando si guarda oltre l’emergenza. “Dobbiamo essere molto chiari: questo decreto interviene solo sugli effetti, non sulle cause”, sottolinea. Il punto critico resta strutturale: “Il vero problema dell’Italia rimane la dipendenza energetica dall’estero. Finché non aumentiamo la produzione interna continueremo a rincorrere le emergenze”.
Nel ragionamento si inserisce anche il tema degli incentivi al fotovoltaico, oggetto di rimodulazione nel decreto. “È una scelta che può avere una logica – spiega – perché veniamo da anni di incentivi molto spinti, a volte anche distorsivi”. Tuttavia, il rischio è evidente: “attenzione, il rischio è rallentare un settore strategico”. Il fotovoltaico viene indicato come leva chiave “per l’autoconsumo, per le imprese e per la produzione diffusa di energia”.
Da qui la proposta: “il punto non è avere tanti incentivi generalizzati, ma una misura più forte, più mirata, più intelligente”, soprattutto “per il comparto industriale e per l’integrazione con i sistemi di accumulo”. La sintesi è netta: “il decreto bollette è un paracadute ed è giusto che ci sia”, ma ora “serve un salto di qualità”, ovvero “una vera strategia energetica nazionale che metta insieme rinnovabili, nuove tecnologie e fonti programmabili”. Perché, conclude, “l’energia oggi non è solo una questione tecnica, è una questione di competitività, di sviluppo e di sovranità nazionale”.
Risposte rapide alle nostre imprese
Se il Decreto Bollette guarda all’emergenza, la Transizione 5.0 rappresenta, nelle parole di Carbone, il terreno della politica industriale. “C’è un momento nella vita economica di un Paese in cui la differenza tra immobilismo e crescita si gioca nella capacità di ascolto e di reazione delle istituzioni”, afferma, indicando nell’intervento del Governo un esempio concreto.
I numeri segnano il cambio di passo: “sbloccati 1,5 miliardi di euro e rafforzata la misura con circa 200 milioni aggiuntivi”. Non un semplice ritocco, ma “un segnale politico preciso”. Ancora più significativo il metodo: “quando il mondo produttivo si mobilita e porta istanze concrete, esiste oggi una filiera istituzionale capace di rispondere in tempi rapidi”. Emblematica, in questo senso, “mezz’ora di confronto” sufficiente a superare uno stallo che rischiava di frenare gli investimenti.
La Transizione 5.0 viene definita “non un esercizio teorico”, ma “un modello che lega innovazione ed energia, produttività ed efficienza”. In uno scenario globale segnato da instabilità energetica e competizione crescente, “sostenere gli investimenti in tecnologia e riduzione dei consumi non è solo una scelta economica, ma una necessità strategica”.
Il valore dell’intervento, però, non si limita alle risorse: “si passa dalla teoria alla pratica”, osserva Carbone, grazie alla correzione delle criticità operative. Un passaggio che ha prodotto effetti anche sul piano del clima economico: “si ricostruisce un rapporto di fiducia tra imprese e istituzioni”. E la fiducia, sottolinea, “è il vero moltiplicatore economico di un sistema Paese: senza fiducia, anche le migliori misure restano sulla carta”.
Resta aperta la sfida più ampia: “il percorso verso una piena sovranità industriale ed energetica è ancora lungo”. Tuttavia, interventi come questo “rappresentano passi concreti nella giusta direzione”. Da qui l’invito finale al sistema produttivo: “cogliere queste opportunità, investire, credere nel sistema Paese. Non per fiducia cieca, ma per una fiducia fondata sui fatti”. Perché, conclude, “la crescita non si decreta, si costruisce. E si costruisce insieme”.
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