L’emergenza mondiale e i nostri tank show

meloni conte schlein
Giorgia Meloni durante il suo intervento alla Camera dei deputati

di Massimo Lodi

Ci aspettano mesi da tank show. Forse un anno, forse un anno e mezzo. Dipende dalla data delle politiche ’27, primavera o autunno. Campagna elettorale piena-pienissima, avviata dalla Meloni a Camera e Senato. Di qui il tank show, un talk non tanto centrato sulle guerre in corso, Iran e Ucraina, quanto sulla guerra perpetua tra destra e sinistra, due carri armati già in sferragliante movimento. E senz’esclusione di colpi nel momento in cui ci si aspettava il contrario: ok alle rispettive identità, ma idem ok a un’intesa trasversale di fronte all’emergenza.

Macché. 1) La presidente del Consiglio tenace ad autocelebrare sé stessa, puntigliosa a ripetere: abbiamo combinecchiato questo e quest’altro, indisponibile a riconoscere un errore -dicesi uno- compiuto in tre anni e mezzo di governo. Toni con spirito da comizio, non parole con spirito di servizio. La ragion di Stato suggeriva dialogo collaborativo, l’istinto di parte lo impedisce. Siamo quel ch’eravamo, sembra voler comunicare a botte d’orgoglio l’ex underdog divenuta overdog.

2) Le opposizioni – bellicismo oratorio per bellicismo oratorio- determinate ad accusare lo zero/riforme dall’ottobre ’22 a oggi, il disagio del cittadino comune martoriato da troppe tasse e inefficienza del Welfare e caro prezzi-luce-gas, lo sbalordimento al cospetto d’un filotrumpismo terrificante mai in toto abiurato da Chigi. Eccetera. Riassume Conte, e Schlein applaude: cara Meloni, hai un grande futuro alle spalle. Riassume Schlein, e Conte non è casualmente in aula: cara Meloni, avevi un’occasione storica, l’hai gettata via.

Vien gettata via anche l’occasione di privilegiare il senso comunitario. Ignoriamo di che si tratti. Lo ignoriamo, qui in Italia, tutti un po’. Qualcuno un po’ tanto. L’anima repubblicana, che era dei Costituenti, l’evochiamo a chiacchiere, dimenticandola nei fatti. Persino quando i fatti son drammatici, cupi, emergenziali. La radicalità protestataria, conquistato il potere con l’aiuto dei moderati, pareva voler disegnarsi un destino di conservatorismo illuminato. Non è andata così, non andrà così nell’ultimo scorcio di legislatura. Pur se il popolo, dal quale chi comanda oggi ritiene d’esser stati unto ieri (tre anni e mezzo fa), ha appena espresso nel referendum-giustizia l’avversione a un simile modo di guidare il Paese. Non gli si dà retta, al popolo, forse sperando di cambiarlo al modo dei letterati, se persiste nella sua opinione contraria al capo/capa popolo. Lo scriveva Brecht, perché non diventarne apprezzati lettori e seguaci?

Messa in stand-by la fantasia, e tornando al reale. A destra, visto il disagio corrente, son nell’imbarazzo a confermare sostegno all’ungherese Orbàn, che domenica rischia il siluramento nelle urne d’Ungheria. Fuori lui, fuori un’idea destabilizzante dell’Ue da sempre cara al sovranismo, e però assai meno ai giorni nostri, dato che l’affanno economico-sociale esige di chiedere proprio all’Ue la revisione del patto di stabilità. A sinistra, visto il gelo corrente, son nell’imbarazzo a glissare sulla scelta del leader di coalizione: sarà Schlein, sarà Conte, sarà un federatore, sarà il verdetto delle primarie a decidere? Tutta roba di cui la saggezza ordina la rimozione, all’epoca d’una sfida da preparare a ranghi uniti, per bene, badando all’essenziale. Ma è difficile/impossibile scansare il fuoco amico dei tank show. Perché succede pure questo, e non se l’è inventato il Brecht di turno.

Ps – La news della sera è l’ok di Silvia Salis, sindaca di Genova, a essere designata come l’anti-Meloni. Ovvero la candidata a premier del centrosinistra. Ma non attraverso le primarie, bensì per decisione corale dei leader di partito. Un’occasione da cogliere al volo, a sinistra. Se davvero, per battere insieme la destra, ciascuno è disposto a sacrificare le ambizioni personali. Un po’ di Salisin zucca, perché no?

meloni conte schlein – MALPENSA24
Visited 121 times, 1 visit(s) today