Scomode ma necessarie verità

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GIancarlo Giorgetti

Non ammette fraintendimenti Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, a margine di un convegno all’Università Liuc, sabato 11 aprile, a Castellanza: “Se va avanti così sul fronte dell’energia e degli oli conbustibili arriverà una grave recessione. Temo”. Giorgetti, lo sappiamo, non usa perifrasi. Nel governo di Giorgia Meloni è il più pragmatico, una concretezza che gli deriva dalla sue radici di laghèe (è nato e vive a Cazzago Brabbia, sponda del lago di Varese) e dal ruolo che svolge nella gestione dei conti dello Stato, ruolo che non prevede le solite supercazzole della politica.

Poche, chiare parole, che annunciano o, se preferite, confermano una situazione sempre più difficile, caratterizzata da scarse speranze e tante disillusioni. Come arrivano, le disillusioni, dallo stop ai colloqui di pace tra Usa e Iran a Islamabad, caratterizzati da un nulla di fatto che al momento non depone per una rapida ricomposizione del conflitto in Medioriente. E, per questo, complica una situazione oramai insostenibile sul versante finanziario ed energetico mondiale e, per il nostro Paese, appunto  prossimo alla recessione. Esattamente come teme Giorgetti.

Soluzioni? La questione trascende le capacità e soprattutto i margini di manovra, cioè il potere, di Palazzo Chigi e dei suoi inquilini. Sarà vero, come sostengono gli esponenti della maggioranza di centrodestra, che l’Italia ha ritrovato autorevolezza e credibilità sugli scenari internazionali. Ma siamo seri: quali sbocchi può imporre allo svalvolato Donald Trump, al guerrafondaio Benjamin Netanyahu e agli impenetrabili e sanguinari ayatollah di Teheran? Al massimo può suggerire un percorso, sempre che, quanto meno per cortesia, venga ascoltata. L’Italia al pari di un’Europa che viaggia tra esiziali divisioni, incomunicabilità e difesa dei singoli interessi di ciascuna nazione.

No, non ce la stiamo passando bene. Constatazione persino ovvia, ma dalla quale non si può prescindere. Tanto più che lo stesso ministro del Mef ci lascia intendere che non c’è da scherzare, che siamo sulla soglia della depressione economica con tutto quel che ne consegue per le nostre industrie e per le famiglie. E per il futuro. I consistenti rincari di queste ultime settimane dei prodotti di prima necessità,  a cominciare dalla benzina fino al carrello della spesa, mettono a rischio il sistema. Il problema è che non si intravedono vie d’uscita immediate, anche nel caso di un improbabile accordo che ponga fine all’attività bellica: ci vorranno mesi per tornare alla normalità.

Per Attilio Fontana, presidente della Lombardia, guai a finire sopraffatti dalle negatività. Al convegno di Castellanza sottolinea che, tutto sommato, nella “nostra regione, grazie alla determinazione dei suoi abitanti, le cose andranno bene. Ne sono convinto”. Eccesso di fiducia, il suo? Probabile, ma gli scenari locali sono inevitabilmente condizionati da quelli internazionali. Non c’è via di scampo.  Per tutto questo, sostengono alcuni analisti, occorre giocare in difesa, provando a limitare i danni. Un impegno oggi ineludibile per il governo, al di là della retorica e delle continue liti della politica che finiscono soltanto per aggravare un quadro di riferimento che, al contrario, richiede solidità, unità e rigore. E parole di verità, seppur scomode quanto necessarie per non ingannare gli italiani.

Castellanza, due ministri da Area Giovani alla Liuc. Giorgetti: «Temo la recessione»

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