Rendiconto di gestione a San Vittore Olona: «Bravi a raccontarlo, meno a farlo»

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SAN VITTORE OLONA – Ci raccontano di un Comune in salute, di conti solidi, di un avanzo milionario. Peccato che, a ben guardare, questo entusiasmo assomigli più a propaganda che a un’analisi seria dei numeri. Un avanzo sbandierato di 2 milioni e spiccioli in diminuzione rispetto ai 2,3 milioni del 2024, una tassazione sconsiderata a carico dei cittadini sanvittoresi alla quale non hanno corrisposto servizi adeguati. Interventi rinviati, opportunità perse.

E poi c’è il capitolo “opere strategiche avviate”. Avviate da chi? Perché molte di quelle opere sbandierate oggi – auditorium, casa confiscata alla mafia (quella di corso Sempione perché con quella di via Mazzini, nonostante i proclami, si è ancora in alto mare; e non si vede la riva neppure per i campetti di via Alfieri, punto qualificante del programma dell’attuale maggioranza e oggetto di tante polemiche per il loro degrado, e altro ancora) – erano già partite, progettate e finanziate oltre tre anni fa dalla precedente amministrazione tanto denigrata. Qui più che a una partenza, siamo davanti ad una continua rincorsa.

Giunta sempre a rincorrere

Si parla di efficienza nella riscossione e riduzione del fondo crediti: bene, ma anche qui serve chiarezza. Le convenzioni con le società di recupero coattivo dei crediti vantati dal Comune (Imu e Tari) sono state fatte dalla precedente amministrazione. Migliorare gli incassi è un dovere per chi amministra seriamente, non un risultato straordinario da celebrare come fosse un’impresa epica. Tra l’altro il miglioramento lo si deve unicamente al fatto che a seguito del Covid le procedure di recupero erano state sospese e quindi negli ultimi due anni si è potuto procedere al recupero anche dei crediti temporaneamente bloccati.

Insomma, più che una fotografia oggettiva della gestione, questo rendiconto sembra un esercizio di autocelebrazione di chi “mastica” da lungo tempo il bilancio come fosse il suo pane quotidiano e poi non riesce a rispondere a due domande in croce in assenza del “tecnico”. E come purtroppo ci ha tristemente abituati il nostro sindaco, a tutto ciò si aggiungono dosi massicce di arroganza e protervia che mal si addicono ad un rappresentante delle istituzioni.

La realtà, come spesso accade, è un po’ meno brillante: meno slogan e più sostanza farebbero bene alla trasparenza, quella vera. Al momento, nonostante l’arrivo della bella stagione, purtroppo c’è solo nebbia.

Lista civica Io Partecipo-Daniela Colombo Sindaco

* * *

Manca la sostanza politica

“Va tutto bene”. Più che una valutazione amministrativa, sembra diventata una linea difensiva. Un ritornello ripetuto mentre la realtà raccontata nell’ultimo consiglio comunale va in tutt’altra direzione. Perché quando il confronto istituzionale si riduce a polemiche ripetitive, risposte evasive e responsabilità scaricate sistematicamente altrove, il problema non è il tono del dibattito: è l’assenza di sostanza politica. Non si tratta di episodi isolati, ma di un metodo ormai consolidato: evitare il merito, non assumere posizioni chiare, diluire ogni questione fino a renderla innocua.

Il punto centrale è uno: amministrare non significa galleggiare. E invece è proprio questa la sensazione che emerge. Si rivendicano conti “in ordine” come se bastasse a definire un’azione di governo. Ma un bilancio tecnicamente corretto è il prerequisito, non il risultato. È ciò che deve esserci, non ciò che qualifica un’amministrazione. Anzi, proprio su questo tema emerge una contraddizione evidente: la politica si appropria dei risultati tecnici senza trasformarli in scelte. Gli uffici garantiscono la tenuta contabile; la politica dovrebbe indicare la direzione. Quando questa direzione manca, resta solo la gestione ordinaria. E la gestione ordinaria, per definizione, non cambia nulla.

Solo operazioni di facciata

La conseguenza è sotto gli occhi di tutti nei settori più sensibili. Sicurezza e polizia locale non sono materie secondarie, ma indicatori diretti della qualità amministrativa. Eppure, a fronte di dichiarazioni generiche, non si riscontra alcuna pianificazione concreta: nessun investimento strutturale, nessuna strategia di medio periodo, nessuna assunzione di responsabilità. Il ricorso a un bando condiviso con altri Comuni non è una politica: è un ripiego.

Allo stesso modo, la cosiddetta progettualità appare spesso più comunicata che costruita. Iniziative nate altrove vengono rivendicate come successi locali, ma faticano a tradursi in risultati tangibili. Il limite non è solo tecnico: è politico. Senza conoscenza reale del territorio e senza una visione coerente, anche le opportunità si trasformano in operazioni di facciata.
Nel frattempo, la gestione del dibattito pubblico scivola su un piano ancora più fragile. La polizia locale diventa oggetto di polemiche sui social, e la risposta istituzionale oscilla tra interventi approssimativi e silenzi difficili da giustificare. In un contesto del genere, l’assenza di una voce autorevole non è neutralità: è rinuncia al proprio ruolo. Assessore dove sei?

Questione trasparenza irrisolta

E poi c’è la questione, tutt’altro che marginale, della trasparenza. Oggi i lavori del consiglio comunale restano di fatto accessibili solo a chi può essere presente fisicamente. Non è un dettaglio tecnico, ma una scelta politica. La trasmissione in streaming non è un favore ai cittadini: è uno standard minimo di accountability. Negarla — o rimandarla — significa mantenere un filtro tra ciò che accade e ciò che viene raccontato. Le bugie e le minacce.

Il quadro che emerge non è quello di un’amministrazione sotto attacco, ma di un’amministrazione che fatica a dimostrare di avere una direzione. Ed è qui che il mantra “va tutto bene” mostra la sua funzione reale: non descrivere la realtà, ma sostituirla. Perché quando tutto viene dichiarato “a posto”, il rischio più grande non è che qualcosa vada male. È che nulla cambi. E che l’assenza di decisioni venga scambiata, giorno dopo giorno, per stabilità.

San Vittore SiCura – Sberna Sindaco

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