BUSTO ARSIZIO – «La gente ha voglia di destra. Meloni, Salvini e Forza Italia lo capiranno». A Busto Arsizio è Emanuele Pozzolo, l’ex parlamentare di Fratelli d’Italia passato a Futuro Nazionale (e coinvolto con l’ex sottosegretario Delmastro nel famigerato episodio dello “sparo di Capodanno”), a lanciare il nuovo partito di Roberto Vannacci che domani, 19 aprile, piazzerà il primo gazebo in città. E tra gli iscritti c’è anche Checco Lattuada, figura storica della destra a Busto Arsizio con qualche sassolino da togliersi dalle scarpe: «Sono stato buttato fuori da Daniela Santanchè che oggi ha qualche problemino di reputazione più di me».
I due comitati

In piazza Santa Maria – con Emanuele Pozzolo e Lele Petrucci, coordinatore regionale del movimento Indipendenza di Gianni Alemanno, confluito in FN – ci sono entrambi i comitati “vannacciani” sorti a breve distanza in città, il Busto Arsizio 438 presieduto da Stefano Sartori e il Busto Arsizio 445 guidato da Massimiliano Nardi, già presidente di circolo di Fratelli d’Italia. «Tra di noi non c’è nessuna interazione negativa – assicura Nardi – sono due strade parallele che pian piano si avvicineranno e lavoreranno insieme per convergere in un’unica sezione o circolo». E l’onorevole Pozzolo ha subito capito che «Busto Arsizio è già una delle realtà più forti di Futuro Nazionale in Lombardia».
La destra di Vannacci
Un entusiasmo in linea con quello che si percepisce a livello nazionale: «In un mese e mezzo 27mila iscritti, un numero strabiliante – rivela Emanuele Pozzolo – Giorgia Meloni dice di ignorare Vannacci, ma il popolo italiano non lo sta ignorando». Futuro Nazionale piace perché, spiega il deputato piemontese, «chi è di destra sentiva la mancanza non tanto di un nuovo partito, ma di un nuovo, o antico, modo di fare politica. Nel 2022 il centrodestra vince con l’apporto determinante di Fratelli d’Italia ma oggi nel 2026 io da parlamentare faccio fatica a dire che cosa questo governo di destra-centro abbia fatto veramente di destra. Questo è un problema politico su cui Vannacci sta portando un elemento di confronto al centrodestra. Dicono che siamo la stampella della sinistra, ma fa così ridere che neanche contestiamo». Pozzolo fa l’esempio della questione bollette energetiche: «Abbiamo chiesto l’abolizione degli oneri di sistema sul gas come in Francia, e nemmeno ci è stato risposto. Poi di acquistare gas russo a tariffe più competitive del GNL americano, ma anche su questo “no mai”, poi Meloni va in Azerbaigian dove non c’è Putin ma Aliyev, un dittatore che massacra i cristiani armeni. Non si possono prendere in giro gli italiani. Così il centrodestra perderà credibilità».
Il ritorno del Checco (e l’arrivo di Max?)
E se il progetto di FN, sostiene Pozzolo, «è tornare a fare la destra sociale, che si interessa del popolo» e di attrarre «i giovani che si sono rotti i coglioni del politicamente corretto», ecco perché Checco Lattuada è nel posto giusto. Iscritto a Indipendenza di Alemanno, confluisce anche lui nel partito Vannacciano. «Sono una vecchia “prostituta” della politica di base, un idealista – si presenta l’ex coordinatore di circoscrizione di Fratelli d’Italia – e questa è un’esperienza che si rifà alla destra originale e originaria. Quella di Giorgia Meloni ormai è conservatrice, americana e anglosassone mentre la destra italiana ha peculiarità che rischiano di perdersi. Meloni governa come Draghi: una gestione da commercialista che ha tradito le aspettative, in politica estera in primis». Qualche voglia rivalsa dopo la sua esclusione dalla lista delle regionali 2023 di FdI non manca: «Sono un entusiasta e porto fortuna – rivela – a Busto abbiamo sempre vinto, siamo stati i primi a mettere sindaco e presidente provinciale di FdI, poi magari quando saremo al trenta per centro mi diranno “grazie Checco, fuori dai coglioni”…Ma da FdI mi ha buttato fuori la Santanchè che ha qualche problemino di reputazione più di me». Ma c’è un altro nome di peso che è pronto al saluto in FN, l’attuale consigliere di FdI Max Rogora: «Penso che a breve, al più presto, si staccherà» rivela Stefano Sartori del comitato Busto Arsizio 438.
Orizzonte 2027

E così Massimiliano Nardi, referente del comitato Busto 445, può rivisitare un vecchio slogan proprio del Checco (“Sono tornato”) per proclamare: «Siamo tornati». Con quale spirito lo spiega subito: «Faremo proposte di destra. In Futuro Nazionale vedo molta volontà di dare spazio ai territori e l’ingresso di Indipendenza a livello locale è importante perché a Busto c’è un radicamento trentennale con idee pulite. L’ingresso di Checco è una spinta importantissima per la sua storia politica e il suo gruppo». L’orizzonte a Busto è il 2027, quando si voterà per le amministrative per il dopo Antonelli: «La partita è aperta e noi ci siamo – annuncia Nardi – vediamo cosa il centrodestra proporrà e valuteremo come comportarci. Ho sentito e invitato i segretari degli altri partiti ma avevano altri impegni, o magari hanno paura». Checco Lattuada è più tranchant: «Uno che ama la politica non può non essere curioso della nascita di un nuovo movimento, io ci sarei stato». Sull’ipotesi di una sua candidatura invece aggiunge: «Non ho velleità, anche la presunta candidatura era per avere rappresentanza di Busto, non sono uomo di palazzo ma uomo di terra – le parole del Checco – la storia mi colloca a estrema destra ma sono tutt’altro, un anarchico di destra. Nel mio Pantheon c’è Gaetano Bresci non Benito Mussolini».
Il generale Vannacci strega Busto: due comitati di Futuro Nazionale. Rogora c’è e non c’è
