A far notizia sono giustamente gli inaccettabili insulti russi alla premier Giorgia Meloni e i calciatori che a Milano, finiti gli impegni pedatori, aprono i giochi con le loro allegre amichette a pagamento. Fatti che meritano la prima pagina, non c’è dubbio. Finisce così che giornali e tv relegano i dati sulla corruzione nel nostro Paese nelle classiche “quattro righe in cronaca”. Se non, addirittura, non ne parlano affatto. Corruzione che pare sempre molto diffusa, anche se con forme diverse dalla tradizionale mazzetta, però assolutamente pervasiva.
Non lo diciamo noi, ma il presidente dell’ Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, che martedì 21 aprile, davanti a Sergio Mattarella, ha tenuto la relazione sull’attività dell’Anac alla Camera dei Deputati. Sono sue parole: “Il fenomeno delle corruzione si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio delle vita pubblica”. Basterebbe questa sottolineatura per allarmare il sistema, che vede decenni di contrapposizione giudiziaria ed etica andare a farsi benedire, come se l’ Italia non fosse mai stata sfiorata da maneggioni e farabutti di ogni risma e specie, da Mani Pulite in poi. Ci sarebbe da sobbalzare sulla sedia e, quanto meno, da scatenare media e opinione pubblica. Ma qualcuno ne ha sentito parlare nei Tg?
Per chiarire cosa sta succedendo torniamo a Busia: “Non più le vecchie tangenti, ma una costellazione di condotte subdole: dalle consulenze fittizie alle sponsorizzazioni opache, dai concorsi inquinati alla distrazione dei fondi dell’Unione Europea (in crescita del 35 per cento lo scorso anno, secondo la Procura dell’Ue). A volte, arriva addirittura a lambire i livelli istituzionali più alti: non si limita a violare le regole, ma punta a riscriverle, privatizzando la sovranità”. Di più: “C’è una esplosione degli affidamenti diretti per servizi e forniture, fra i quali anche le consulenze (…) Il Decreto Correttivo al Codice ha lasciato aperte faglie insidiose“. Nel 2025 questi affidamenti “hanno interessato quasi il 95% delle acquisizioni totali, con un significativo addensamento a ridosso della soglia, tra i 135.000 e i 140.000 euro. “Dietro questa prassi – sostiene l’Anac – si annidano sovente sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi, talvolta perfino infiltrazioni criminali. E, in qualche contesto, gli amministratori onesti restano più esposti a pressioni indebite, non potendo più opporre, sotto tale soglia, la necessità di un confronto competitivo”.
Potremmo anche fermarci qui, al desolante quadro formulato dal presidente Busia, aspettando che si pronunci la politica. Senza sottacere che sull’intera questione pesano l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e l’abrogazione del traffico di influenze illecite che, messe insieme, hanno provocato un vero e proprio arretramento. “Per compensare l’arretramento del diritto penale si sarebbero dovute rafforzare almeno le garanzie amministrative. Purtroppo – avverte il presidente – è avvenuto il contrario”. Insomma, la politica ci ha messo del suo. Anche per questo la relazione di Anac passa in sordina. E per qualcuno sta bene così.
