Azzi rinuncia alla sua candidatura a Turate. Forza Italia all’oscuro di tutto

Rienzo Azzi (in piedi) con Anselmo e Longhini

SARONNO – Un bel pasticcio. Frutto della passione, ma anche della disattenzione. In buona fede, certo. Ma un bel pasticcio. Forse risolto con la rinuncia alla corsa. Stiamo parlando di Rienzo Azzi e della sua candidatura a consigliere comunale a Turate, nella lista guidata da Leonardo Carioni.

«Non ho valutato il ruolo di consigliere»

È lo stesso Azzi che prova a dare una spiegazione: «La norma dice che una persona si può candidare contemporaneamente in più comuni. Ma non avevamo valutato il mio ruolo di consigliere, che rende incompatibile qualsiasi candidatura. Ad ogni modo ho già inviato la mia rinuncia». Eppure Azzi rimarrà comunque in lista, poiché la commissione elettorale si è riunita sabato 26 aprile, prima dell’arrivo della rinuncia del forzista. E qualora eletto, la sua elezioni non sarà valida.

Resta la questione politica

Insomma, niente candidatura. Ma quel che resta è la questione politica. Ora, vero è che Rienzo Azzi aveva dato a Carioni la disponibilità in qualità di “portatore d’acqua“. «Non avevo alcuna ambizione di ricoprire ruoli in Comune a Turate», ha detto il forzista saronnese. Ma è altrettanto vero che Leonardo Carioni ha aderito al Partito popolare del Nord, un gruppo di transfughi della Lega, che non fa parte della coalizione di centrodestra. E Azzi è uomo di punta di Forza Italia. La preistoria politica dice che Azzi era socialista, ma fin dalla nascita del partito di Belusconi è stato in Forza Italia ricoprendo anche ruoli apicali come: l’assessore provinciale, il consigliere regionale, il coordinatore provinciale, il candidato sindaco a Saronno (ultime elezioni) e il commissario cittadino.

Questo per dire che la candidatura nella lista di Leonardo Carioni, ex leghista, ex presidente della Provincia di Como e oggi esponente del Partito popolare del Nord fondato dall’ex ministro Castelli, stride. Anche perché, raccontano i ben informati, in Forza Italia pare che nessuno sapesse. O meglio quasi nessuno. E i pochi che sapevano, come pesci in barile, se non sono stati zitti zitti. Finché il caso non è scoppiato con la deposizione delle liste e l’ufficialità.

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