BUSTO ARSIZIO – «Ci aspettavamo una richiesta di condanna all’ergastolo, anche se non si è mai preparati. Quando la mia assistita l’ha sentito ha pianto in aula». Queste le parole di Denise Pedrali, codifensore di Adilma Pereira Carneiro, brasiliana 50enne, accusata di essere la mandante e “ispiratrice” dell’omicidio di Fabio Ravasio, ucciso a Parabiago il 9 agosto 2024 da quella che avrebbe dovuto apparire come un’auto pirata, al termine dell’udienza di ieri, lunedì 4 maggio, che ha visto il pubblico ministero Ciro Caramore chiedere l’ergastolo per la Mantide e per quattro dei suoi sette coimputati.
L’intervista
Il pm ha definito Pereira «un abisso di immoralità». «È un giudizio di valore che ha espresso il pubblico ministero, è il suo punto di vista, ci sta, lo rispetto come rispetto quello di qualsiasi altra persona», ha detto Pedrali. «Ci aspettavamo la richiesta di condanna all’ergastolo, smonteremo questa ricostruzione in tutto e per tutto — ha detto l’avvocatessa —. Abbiamo preparato Adilma, sapevamo che se non avesse collaborato come tutti gli altri avrebbe rischiato questa punizione. Certo non si è mai preparati a un fine pena mai, ha pianto».
Abisso di immoralità
Il pm ha descritto la Mantide come manipolatrice, seguace di una religione a base di magia nera, amorale di suo: «Una religione che dice: “se ti serve uccidere qualcuno, fallo”», ha detto il pm Caramore, che ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate solo a Igor Benedito, figlio di Adilma, definito dal pm «la sua prima vittima, manipolato sin da bambino come tutti gli altri figli», e Massimo Ferretti, amante di Adilma all’epoca dei fatti. Entrambi hanno collaborato ma, soprattutto, nelle loro parole e nel loro comportamento, il pm ha intravisto l’aver preso coscienza di quanto fatto. Per entrambi l’accusa ha chiesto una condanna a 24 anni. Per il solo Fabio Oliva, il meccanico che riparò l’auto usata per travolgere e uccidere Ravasio, il pubblico ministero ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. A questo si aggiunge lo sconto di un terzo della pena garantito dal rito abbreviato affrontato da Oliva e che oggi torna in gioco, venendo a cadere, nelle richieste dell’accusa, i presupposti per una condanna all’ergastolo. Per Oliva il pm ha chiesto una condanna a 9 anni e 4 mesi. Richiesta di pena perpetua, invece, anche per Mirko Piazza, Marcello Trifone, Mohamed Dahibi e Fabio Lavezzo.
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