BUSTO ARSIZIO – Un esame durato quasi otto ore chiuse da una lunga serie di spontanee dichiarazioni durante le quali Adilma Pereira Carneiro, brasiliana di 50 anni, la “Mantide” di Parabiago, a processo davanti alla Corte d’Assise presieduta da Giuseppe Fazio (Marco Montanari a latere) per l’omicidio volontario del compagno Fabio Ravasio, 52 anni, investito e ucciso da quella che inizialmente sembrava essere un’auto pirata, il 9 agosto 2024 a Parabiago,non solo ha negato ogni addebito ma ha seminato una lunga scia di accuse pesanti nei confronti dei coimputati ma anche nei confronti degli inquirenti.
Il difensore VIDEO
«Penso che la mia assistita abbia dato una spiegazione fin dove ha potuto rispetto a tutto quello che è accaduto, ovviamente di cose su cui non ha controllo e che non conosce non può dire nulla – ha commentato il suo legale, l’avvocato Edoardo Rossi, al termine dell’udienza di oggi lunedì 19 gennaio -. Nel raccontare i fatti sono emerse anche circostanze, comunque condivise già da tempo, che la Corte d’Assise ha dato corso ad approfondire per capire se ci sono possibilità di sviluppo».
Lo spaccio e le amicizie pericolose
Il pubblico ministero Ciro Caramore, che ha coordinato le indagini, ha parlato di persone «pesantemente calunniate» mentre il presidente Fazio, al secondo avvertimento all’imputata di attenersi ad elementi utili alla sua difesa senza divagare, ha ordinato la trasmissione degli atti alla procura per verificare se i profili di responsabilità paventati dalla Pereira a carico di molti, a cominciare dall’ex amante Massimo Ferretti che la donna ha accusato di essere l’orditore del piano per assassinare Ravasio del quale lei era all’oscuro (Ferretti avrebbe agito per una gelosia ossessiva nei suoi confronti mentre per la donna la relazione si sarebbe tradotta in due incontri senza strascichi per lei) dipinto come «uno che spacciava droga nel suo bar, che aveva amicizie e conosceva persone pericolose». Uno che fa così «paura» dall’aver spinto i coimputati a mentire dando a lei la colpa di tutto temendo, forse, l’interveento di queste amicizie pericolose del Ferretti.
Pereira accusa tutti
Gli altri coimputati avrebbero mentito per paura ma non solo. Chi, tossicodipendente come il figlio Igor, da Ferretti trovava lo stupefacenti. Altri nel barista avrebbero trovato un appoggio nel corso di una vita consumata nell’indigenza. Altri ancora avrebbero mentito senza che l’imputata sia riuscita a capirne la ragione.
Nel racconto di Pereira ci sono poi appartenenti alle forze di polizia visti in servizio ubriachi o, forse, sotto l’effetto di cocaina. E ci sarebbero state delle interferenze nelle indagini, con omissioni, senza spiegazione ma mirate – secondo le dichiarazioni della donna – a farla apparire colpevole. In un quadro del genere la Corte ha trasmesso integralmente le dichiarazioni della donna alla procura per tutte le verifiche del caso. Accertamenti che se alla fine si dovessero tradurre in una smentita delle dichiarazioni potrebbero portare ad una lunga serie di denunce per calunnia.
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