Quarant’anni di “Top Gun”, al Miv il pilota dell’aeronautica militare svela i segreti

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VARESE – «Il corso dura sei mesi e la bellezza di “Top Gun” è che è stato tutto romanzato. I piloti sono stati bravi a interagire con gli attori; poi, naturalmente, anche se mentre voli devi indossare casco e la maschera per l’ossigeno bisogna anche riuscire a mostrare le espressioni di chi è ai comandi». In occasione della proiezione di ieri, mercoledì 14 maggio, per i quarant’anni del famoso film con Tom Cruise e Val Kilmer, la visione al Multisala Impero di Varese è stata introdotta dal colonnello Olinto Cecconello, ex pilota dell’aeronautica militare.
«Quando quarant’anni fa uscì “Top Gun” guidavo il mio Garelli monomarcia cantando la canzone del film – ha raccontato il conduttore Paolo Franchini – e lui va sugli aerei come io andavo sul Garelli. Mio papà è del 1924 e ha combattuto la guerra; sono anche persone con la divisa, alla guida di carri armati o aerei come Cecconello a garantire una certa sicurezza, e tranquillità, dell’Italia».

Addestramento in Texas con il programma di scambio

Collaudatore sperimentatore con all’attivo 9360 ore di volo, nel corso della sua carriera Cecconello ha pilotato oltre 150 velivoli differenti: «Ho iniziato nell’aeronautica militare e il film mostra come negli Stati Uniti all’epoca la base dei “Top Gun” si trovasse a Miramar, vicino a San Diego. Ma prima di arrivarci bisogna essere un pilota: ci vuole impegno, costanza, sacrificio e si deve studiare». Per Cecconello, giunto in America come “exchange”, i luoghi di addestramento sono stati prima il Texas e poi la California alla base di Edwards. «Al mio ritorno in Italia ho anche volato sugli elicotteri, come “copilot” a fianco del conducente principale. Ma dopo un mese ero già in Germania, per essere uno degli undici piloti militari che salirono sui primi Tornado».
Cecconello, che si è servito di immagini e slide per aiutare a comprendere la realtà quotidiana dei piloti militari, ha illustrato storia, caratteristiche e dotazioni di numerosi modelli, come per esempio l’F111 – «lo chiamano “Cadillac”, una macchina eccezionale, velocissima, che si avvicina a Mach 3 e in cui ci si eietta non con il sedile ma con tutta la cabina» o i Chinook, «elicotteri che sono in grado di portare fino a cinquantaquattro persone equipaggiate».

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La difesa con Eurofighter, Tornado ed F-35

In particolare, per quanto riguarda l’Italia, «gli Eurofighter sono la macchina in prima linea per la difesa, ai Tornado sono affidate le manovre offensive mentre gli F-35 svolgono entrambe le funzioni. La parte dedicata alla ricognizione invece non viene più fatta perché ora è possibile vedere tutto senza rischio con i satelliti».
Che si tratti di scuole per Top Gun come Nellis o Decimomannu per imparare è fondamentale – ha sottolineato il colonnello – il “dissimilar air combat training”: «Facendo un paragone con le automobili, se vengono utilizzate due Ferrari non ci sono differenze. Le cose cambiano se, per esempio, si confrontano una Ferrari e una Mercedes. Così noi ci allenavamo a combattimenti tra aerei “dissimilar”, cioè modelli diversi, per essere pronti contro le macchine che sarebbero potute arrivare qui: nel nostro caso erano soprattutto i Mig-21».

In tuta anti-G con Ayrton Senna

Tra le foto mostrate anche quella di un volo insieme ad Ayrton Senna, con addosso «le tute anti-G che aiutano a superare il fattore di carico a cui è sottoposto chi pilota un velivolo. Per poterlo affrontare e sopportare è importante svolgere attività sportiva. Inoltre, quando ci si mette ai comandi, è necessario non trovarsi in condizioni di stanchezza».
«Se suona l’allarme, voi avete cinque minuti per prepararvi: io – ha scherzato Franchini sull’abbigliamento tecnico, esibito anche su un manichino dimostrativo in sala – ci ho messo cinque minuti per aprire la loro borsa».
«È come nella Formula 1 », ha spiegato in merito Cecconello. «Le azioni vengono ripetute tante volte perciò per noi succede come quando una macchina si ferma ai box, una gomma viene sostituita in un istante. Ma per arrivare a essere considerato “combat ready” o “top gun” devi anche aver soddisfatto tutti gli step precedenti di verifica». Il colonnello ha anche parlato dell’evoluzione dei “cockpit”, le cabine «con sempre meno pulsanti e più elementi interattivi, e un progressivo ingrandimento dell’“orizzonte artificiale”, cruciale punto di riferimento per il volo, e offerto un’ampia panoramica dell’aeronautica in campo civile: «Qui si vede la ricaduta di quella militare: si può andare in vacanza più tranquilli perché le macchine offrono più sicurezza».

Botte da Mortal Kombat al Miv con la scuola per stuntman di Simone Belli

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